Profil de LeonardaDina CrisettiPhotosBlogListesPlus Outils Aide

Blog


15 septembre

L'agonia feudale e la scalata dei "galantuomini"

 

 

Invito Crisetti

 

LEONARDA CRISETTI GRIMALDI

ED. Il Rosone 2007

tomi 1 e 2, pp. 350, € 35

 

Abstract. La ricerca storica prende atto del cambiamento del regime possessorio della terra di Cagnano e della conseguente stratificazione socio-economico-culturale, nell’arco di tempo che va dal tramonto del feudalesimo alla vigilia del primo conflitto mondiale. Il libro è diviso in due tomi: il primo analizza  terre e possessori al tramonto dell’età feudale  [1741-1813]– recuperando attraverso i dati catastali dell’Onciario e del Murattiano aspetti antropici, demografici ed economico-culturali, nomi di principi e cittadini, mestieri e toponimi legati a questa terra; il secondo affronta le questioni demaniali locali originate a seguito delle leggi  francesi, che intesero cancellare la feudalità [1813-1913]. La microstoria è costantemente raccordata agli eventi nazionali ed europei,  per trovare legittimazione, evidenziando analogie e differenze.

Emerge che nell’Epoca moderna, il tenimento di Cagnano si caratterizza come demanio universale, destinato al pascolo e alle colture, comprendente le Difensole, le Paludi e il Puzzone, come demanio ecclesiastico, costituito dai terreni seminativi della chiesa madre, cappelle, badie e conventi, siti nelle zone più pianeggianti, in cui sono praticate le colture specializzate della vite e dell’olivo e quelle cerealicole, come demanio ex feudale, che comprende quasi tutti i terreni pascolatori.   Nel 1750 - allorché il catasto Onciario è quasi completato-  nella terra di Cagnano ci sono anche libere proprietà in mano a privati, ubicati in genere intorno all’abitato.  Tutto il tenimento di questo comune del Gargano nord - che oggi riguarda una superficie di circa 15875 Ha - è, comunque, nelle mani di tre grandi possessori, esponenti della nobiltà, rappresentata dal principe - duca Brancaccio, [intestatario della Terra detta di Cagnano] e dal duca Zagaroli [proprietario della Difesa della Regia razza delle Giumente], e degli ecclesiastici,  rappresentati dai Canonici Regolari lateranensi di Santa Maria di Tremiti, che vanta il possesso della difesa San Nicola Imbuti, sul lago di Varano.

A Cagnano fino al 1806 si estende, inoltre, la giurisdizione della Dogana della mena delle pecore: esiste, infatti, una posta sin dal 1489, nata a seguito di  una convenzione stipulata tra il signore feudale di detta terra, Giovanni Paolo della Marra, e la Regia Dogana di Puglia. Il demanio di Cagnano è, pertanto, fruito anche dalle pecore dei cittadini abruzzesi. L’economia del territorio, però, non si basa solo l’attività della pastorizia, ma  anche sull’agricoltura. I cittadini, infatti,  nonostante il  condizionamento dell’Amministrazione della Dogana, si ritagliano col tempo spazi da coltivare, procedendo anche illegalmente e inglobando persino i tratturi, già prima delle leggi eversive, modificando lo scenario delle campagne. Le principali attività economiche  a Cagnano sono, in ogni caso,  fondamentalmente tre, includendo la voce della pesca, data la presenza del Lago di Varano. Va ricordato, però, che fino al 1700 i cittadini del luogo non traggono grande vantaggio da questa risorsa, per gli intralci, sia della chiesa, sia dei baroni, i quali, appellandosi ad antichi privilegi, ostacolano per lungo tempo l’atavico diritto di pesca.

Il tentativo di sbilanciare l’economia a vantaggio della pastorizia, è tuttavia molto forte, anche nel decennio francese, allorché con l’abolizione della feudalità, la confisca e vendita dei beni della chiesa e con la quotizzazione, diversi cittadini entrano in possesso di estese superficie pascolatorie e adatte alle colture, in molti casi usurpandole, dando così un’accelerazione al processo di privatizzazione delle terre, per cui il volto dei paesaggio agrario si modifica ulteriormente.

Il territorio ex feudale dei Brancaccio fa gola a non pochi cittadini, i quali ben presto occupano e circoscrivono con muri a secco e siepi spazi sempre più estesi, precludendone l’accesso ad altri. La negazione degli usi civici  fruiti in passato dalla popolazione e l’errata e/o mancata divisione delle terre, sono alle base delle questioni demaniali di Riseca, Parchi e Mezzane,  le quali provocano non pochi disagi di natura sociale ed economica e persino delle ribellioni. Proteste che si acuiscono nell’ultimo ventennio, tanto da far pensare che si stava meglio quando si stava peggio. Tali questioni si porteranno avanti per tutto il secolo XIX e resteranno ancora accese alla vigilia del primo grande conflitto mondiale, inducendo a dubitare sulle idee di progresso, libertà e uguaglianza coltivate da alcuni con la venuta dei francesi.   La situazione possessoria della terra tipica dell’Italia meridionale medievale e moderna, in ogni caso, cambia, affidando  agli emergenti il compito di scrivere una nuova pagina di storia. 

Bbèlla te vu mbarà a ffà l’amóre, Canti e storie di vita contadina

Immagine1

Leonarda Crisetti Grimaldi

Centro Grafico Francescano (Fg), 2004

Pp 358 € 18.00

www.centrograficofrancescano.it

 

 

"Da tempo l’amore per la sua terra da parte di Leonarda Crisetti si è esteso fino ad abbracciare ogni aspetto della vita e della storia del suo paese. Una fitta rete di ricerche condotte con impegno e rigore sta facendo rivivere un caleidoscopico patrimonio di tradizioni e di cultura, strappandolo a quel dimenticatoio, al quale era ineluttabilmente destinato, se la Crisetti, con la sua paziente opera non avesse messo assieme le tessere di questo fantasmagorico mosaico, contendendolo all’oblio e consegnandolo alle nuove generazioni, quale prezioso comune retaggio in cui riconoscersi, per ritrovare un’identità culturale che le recenti, veloci trasformazioni hanno contribuito non poco a far smarrire e a disperdere.

 

Cinge vècchie”- commenta l’autrice in prefazione-, ma i cinge vècchie sappiamo che spesso sono i più cari, quelli ai quali siamo più legati, perché hanno un particolare valore affettivo, perché sono carichi di storia, la nostra storia. Essi sono così preziosi che giammai nessuno si sognerebbe di buttarli via; sono lì accantonati, in chissà quale angolo della soffitta, perché magari non abbiamo neanche il tempo di andare a riprenderli, ma sono sempre presenti in un angolo privilegiato del nostro cuore, della nostra identità. Un piacere particolare, poi, ci pervade se qualcuno ce li ripropone, un piacere misto di nostalgia e di appartenenza. E siamo ancora più grati se colui che ce li ripropone ha, come la Crisetti, la capacità di restituire loro tutto lo spessore storico.

 

È quanto accade in questo più recente lavoro, in cui, se l’autrice parte dall’intento di mettere assieme “Canti e storie di vita contadina” a Cagnano varano, riesce pur sempre a dare al ricco materiale di cui il libro si compone una organica esposizione, sì da farne uno spaccato intenso e quanto mai interessante della cittadina garganica tra terra e lago.

 

I canti sono un po’ il pretesto o l’occasione per indagare ogni aspetto della vita, dalla sfera materiale a quella spirituale, ai sentimenti, alle passioni. Essi non sono avulsi, ma calati nella realtà di un paesaggio e di un popolo che l’autrice conosce bene anche in rapporto agli aspetti socio-economici che fanno da sfondo, con il riferimento ai mestieri e alla vita quotidiana della cittadina lagunare.

 

Il libro si anima. Dal passato ci arrivano non voci affievolite dal tempo, ma personaggi con la loro vita di stenti, oltre alla storia e alla natura di un territorio impervio che ha contribuito non poco a determinare le sorti e a forgiare il carattere di questa gente.  Le stradine del centro storico sembrano ripopolarsi delle botteghe artigiane di un tempo. Le parole e le melodie sembrano rincorrersi per quei vicoli a scandire la pratica di tanti mestieri, alcuni ancora in uso, altri ormai dimenticati, che ora riemergono anche attraverso il ricco apparato iconografico.

 

Parole e melodie risuonano, poi, tra colline e altipiani e si disperdono fioche sul lago a sostenere la difficile esperienza di tanti contadini, tanti pastori e tanti pescatori, in competizione tra loro, pur se legati da un comune difficile destino, che si perde nel corso dei secoli e che ora riaffiora, almeno nelle sue tappe essenziali. La ricerca delle Crisetti. Spazia, infatti, nel tempo e nella complessa realtà della società cagnanese, ne interpreta le ansie e le attese, ne ricostruisce le caratteristiche, a partire dal riferimento all’ordinanza angioina del 1300 che assicura ai cittadini i diritti sugli usi civici del lago, fino alla difficile affermazione di questa attività in anni più recenti, con l’apertura della foce di Capojale. Un’attività che deve fare i conti anche con la prepotenza dei signorotti, che gestivano il lago come una cosa privata. Più antica quella agro-pastorale, risalente alla fine del X secolo, ma caratterizzata anch’essa da stenti e difficoltà. Due attività fortemente speculari, pur nella loro dialettica contrapposizione, contraddistinte solo da un diverso atteggiamento nei confronti della tradizione: più conservatrice quella agro-pastorale, più aperta al nuovo quella legata alla pesca.

 

L’analisi della Crisetti si allarga poi fino ad abbracciare i paesi limitrofi, quei paesi interni, come San Nicandro, San Giovanni, San Marco, che condividono la stessa sorte di Cagnano, la cui storia si interseca attraverso contatti che contribuiscono a rendere omogeneo il patrimonio culturale che presenta, proprio nei canti, elementi di affinità anche con il resto del meridione e di altre parti d’Italia.

 

Le testimonianze introdotte man mano nell’opera e tratte dal vissuto di personaggi cagnanesi costituiscono il valore aggiunto del libro, a partire da quella del pastore Michele Tenace, con il racconto della transumanza a Vieste. Agli stenti del pastore fanno eco quelli del contadino impegnato nella mietitura. Anche qui a ravvivare il racconto subentra il ricordo di un rito agricolo pesante e impegnativo che vedeva coinvolta tutta la famiglia, oltre ai bracciali, nella pratica della mietitura, della cerviatura, della pesatura, della raccolta, dell’insaccatura e del trasporto.

 

In questo difficile panorama Ciuciurumèlla, che ha la fortuna di possedere un cane che in momenti di magra gli procura di che mangiare, portandogli una folaga, rappresenta davvero un’eccezione, una bella favola. Ben diversa la realtà che il racconto della Crisetti ci consegna attraverso l’intreccio con storie del vissuto, come quella del calzolaio Diego Mendolicchio, che, nell’orgoglioso ricordo del nipote, da onesto e indefesso artigiano qual era, è riuscito a diventare “agricoltore proprietario” e a dare un sicuro avvenire a tutta la sua numerosa figliolanza.

 

Se in una società patriarcale la figura maschile la fa da padrona, non possono essere, però, dimenticati i tanti mestieri femminili a cui ci riportano canti come Cummare, cirne cirne, che presenta la vecchia attività ormai in disuso di preparare il pane in casa, Nu jurne me ne jéva pe la vija de la fundanèlla, che introduce la lavandaia, Celate jè stu pajése, con l’immagine di una virtuosa filatrice di seta ricamatrice di bottoni, alla quale si aggiunge l’imbottitrice con tutte le attività a questa collegate, dalla coltivazione del cotone nelle paludi del lago di Varano, alla realizzazione delle mande mbuttite.

 

Mestieri estinti, come tanti anche maschili, ad iniziare da lu vardare, il sellaio, per finire a lu macerale, che realizzava muretti a secco. Lavori difficili e che stentavano a garantire condizioni di vita dignitose, che spingevano ad emigrare, se andava bene, verso il tavoliere E scappa da la Pugghia), oppure in località transoceaniche (Marìtema sta a lla Mèreca), in questo caso con conseguenze sui rapporti coniugali che si allentavano, in una realtà dove il matrimonio era importante per la stessa sopravvivenza della donna, che non aveva una sua autonomia, che svolgeva mansioni pesanti, ma spesso misconosciute (Migghièrema a llu friscke e ‘i a llu sóle).

 

Un mondo nei confronti del quale poi la donna si prende una sorta di rivincita, ironizzando, come fa la ragazza di Óhi ma’, óhi ta’, sui mestieri degli uomini che la mamma le propone di sposare, con il rischio, giunta all’età limite di 28 anni, di restare zitella. Un’ironia presente in tanti altri momenti come nei racconti de L’óva de Pèllanéra e Do mBètre e llu tròpp'è ttròppe!

 

Un’ironia per esorcizzare gli effetti del duro lavoro, che inizia alle cinque del mattino, anche per i ragazzi, come nel racconto di Giovanni Bevilacqua, e che si protrae fino a tarda sera, quando non bisogna farsi carico delle responsabilità di avere smarrito qualche capo, e per un compenso di 30 lire al mese.

 

Una realtà dura e difficile, in cui l’unica valvola di sfogo è rappresentata dall’amore, tema comune di tanti canti tramandati dalla tradizione con tipologie diverse nelle forme e nei toni: serenate e strofette, eseguite da pastori, ma anche stornelli, arie o macchiette eseguite dalle contadine durante la zappatura, la mondatura, la raccolta, per finire con le serenate d’amore e di sdegno, due facce della stessa medaglia, come spesso accade, e con i sunètte e manuuètte, tra amore e satira. Un tema importante a cui è destinata la seconda sezione del libro, ma che si combina con ogni altro aspetto della vita e pertanto ritorna potente in tutte le sezioni, a costituire la trama, il filo rosso di una difficile esistenza, in cui si insinua l’ironico e malizioso invito Bbèlla, se te vu’ mbarà de fa l’amóre.

 

Canti tramandati oralmente attraverso una lingua che riflette la condizione socio-culturale, ma che cambia nel tempo in rapporto alla stessa tradizione orale. Testi semplici per gente semplice, che ci presentano una galleria di personaggi e una gamma di situazioni diverse: dalla condivisione coi vicini di un sentimento bello e profondo, al lamento per un amore contrastato. Così come semplici e tradizionali sono gli strumenti di accompagnamento: puta puta, tamburi, nacchere, … chitarra battente, che dal 1500 accompagna i canti garganici.

 

Quest’amore si cala, poi, nella più complessa realtà di tutti i giorni, in quella vita difficile di sempre, legato anche all’aspetto religioso, importantissimo in una società caratterizzata dalla precarietà, in cui il ciclo liturgico si riverbera sul ciclo della vita e determina anche gli incontri tra amanti, proprio in occasione delle feste (si pensi al linguaggio ammiccante, in cui anche il lancio dei fiori durante le processioni aveva un significato recondito), o l’astinenza sessuale durante la quaresima, (Quarandasètte jurne sònghe state unèste).

 

Nell’opera trova spazio tutto il rituale relativo al matrimonio: dall’ammasciata alla ngappata e lla fujuta, alla nascita dei figli, con l’aiuto di “donna Valentina”, ma anche il racconto di vita reale legato alle figure di vere e proprie eroine contadine, come Mechelina. Questa, come gli altri personaggi che trovano spazio nel libro,sembra di primo acchito balzata fuori dalla penna di Verga e dal suo mondo dei Vinti, ma con essi questa non ha in comune che un difficile tragico destino, perché, poi, anche per Mechelina viene fuori quell’anima garganica volitiva, instancabile, costantemente impegnata, con un carico di responsabilità che contrasta fortemente con la marginalità del suo ruolo, ma portato avanti con insolita tenacia.

 

Una donna e un amore che alcuni canti, lontani dalla realtà, ci presentano rispettivamente come irraggiungibile e impossibile, alla maniera dei poeti provenzali, siciliani e stilnovisti, altri come donna oggetto o tentatrice, una donna che per piacere all’uomo deve essere semplice, acqua e sapone, docile, fedele, ma che può essere anche diabolica e tentatrice (La fèmmena fa la fòrca e l’òmmene ce mbicca). Una donna destinata a subire l’arroganza e la prepotenza del maschio, che tendeva a reprimere la sessualità femminile e ad esaltare l’illibatezza del matrimonio.

 

L’attenzione si sposta su un più ampio contesto, quello della vita, includendo i canti narrativi: di saluto, di riappacificazione, di intrattenimento, di scuse, di commiato, i canti dal carcere (con osservazioni sulle cause socio-economiche di atteggiamenti delinquenziali, tra cui l’abigeato), i canti di ninnananne e trastulli, i canti dell’amicizia, dai quali emerge l’amara esperienza di una sostanziale solitudine dell’uomo e una sfiducia nei confronti dell’amicizia disinteressata (Quanne vune te vè a ttruuà/quarchéccósa te vè a ccercà).

 

In tutto ciò s’inserisce la sfera religiosa e il ricco patrimonio di testimonianze, che scandisce le diverse fasi della vita, dalla precarietà esistenziale che trova conforto negli inni e nelle invocazioni, a quella sorta di divinazione sul mestiere del futuro sposo nel giorno di san Giovanni o sull’andamento delle stagioni a Santa Lucia, all’esplosione di gioia nei preparativi natalizi o intorno al fuoco sacro del falò di San Giuseppe.

 

In questo ambito e in questa dimensione spirituale un posto particolare occupa la morte con il lamento funebre, che trova espressione anche a Cagnano e sul Gargano, anch’esso in canti che hanno una loro singolarità, come quelli “cadenzati e iterativi” con alti toni di disperazione per il coniuge, che si esprime in una gestualità che rafforza la drammaticità già espressa nelle parole e che il buon vicinato e lu chenzóle possono solo lenire. Un lamento funebre sospeso tra la morte e la vita, che riafferma con forza la voglia di esserci, di esistere, e attraverso il canto e la parola vuole riaffermare la vita, quella vita, sia pure difficile e di stenti, che pulsa in tutta l’opera della Crisetti.

 

Rodi Garganico, 29 giugno 2004

 Prefazione, PIETRO SAGGESE

CORRISPONDENTE E CRITICO DE “IL GARGANO NUOVO”


" Canti e storie di vita contadina è un’opera letteraria bella e interessante, che esporta gli aspetti positivi diCagnano (e ce ne sono tanti). L’autrice ha saputo ancora una volta dimostrare le sue grandi doti letterarie nonché di ricercatrice. La ringrazio a nome di tutti i cagnanesi, esortandola, per l’amore che nutre per l’arte, a regalarci ancora altre opere."

 

Giuseppe di Pumpo, sindaco di Cagnano pro tempore
 

La laguna di Varano, una risorsa da valorizzare

 

Leonarda Crisetti Grimaldi

Grenzi Editore (Fg), 2001

Pp 280 €  19,63

 

"Il testo approntato da Leonarda Crisetti ha il pregio di costituire una rivisitazione, molto ampia e approfondita, del complesso ecosistema lago Varano, che di per sé  rappresenta uno dei siti più caratteristici del promontorio garganico. Alla descrizione, sempre minuziosa e attenta, del quadro ambientale si aggiunge l’analisi del contenuto giuridico-economico, quale emerge dal groviglio delle

contese per l’esercizio degli usi civici, che raggiunsero il loro acme tra il Settecento e l’Ottocento. […]

 

Presentazione Pasquale Corsi

ordinario di Storia medievale

Università degli Studi Bari

 

" Da anni Leonarda Crisetti Grimaldi è impegnata nello studio della laguna di Varano, nell’indagine conoscitiva della storia e delle millenarie tradizioni che caratterizzano questo lembo di terra garganica. In particolare il mondo e la cultura dei popoli rivieraschi, l’umile e faticoso lavoro dei pescatori, trovano in queste pagine finalmente il ruolo di protagonisti. […]"

 

Prof. Matteo Fusilli,

Presidente del Parco Nazionale del Gargano

 

 

"Il libro di L. Crisetti Grimaldi, improntato a una ricerca seria e coscienziosa, mantiene una caratteristica preziosa:la leggerezza, patrimonio delle giovani e giovanissime generazioni, destinato a perdersi con l’arrivo dell’età adulta. Il valore di un’opera come questa, in un certo senso 'opere prime', sta nell’attraversare sentieri nuovi. E percorrere i sentieri della mente è ugualmente importante che compiere un bel percorso naturalistico a contatto con la bellezza e ricchezza del mondo circostante. […]"

 

Presentazione di Angelo Colangione, assessore all’ambiente della Provincia di Foggia.

La grotta di San Michele, Itinerari lungo la laguna di Varano

 

Leonarda Crisetti Grimaldi

Acropolis Manfredonia, 1999

Pp 200 € 17.00 (esaurito)

 

"Il lago di Varano tra storia, cultura, mito e religiosità: così l’autrice ha visto il più grande lago costiero italiano,circondato da coste rocciose, alimentato da numerose sorgenti sotterranee, che rendono le sue acque dolci. Esposto con grande chiarezza didattica, il testo sarà Prezioso per conoscere questa parte del microcosmo Garganico, lontano dai flussi turistici, non sottratto, purtroppo, dalle ruspe della lottizzazione. Un lago che suscita in me particolari emozioni. Esso segna l’inizio di un forte impegno ambientalista su questo territorio. […] Oggi, con la ricerca storica dell’autrice, il lago Varano vive un momento illuminista prezioso per le nuove generazioni. […]

La luce della conoscenza, che è garanzia di rispetto per la salvaguardia, accenderà l’interesse per questo specchio d’acqua nel “Parco  Nazionale del Gargano”, che è come un libro aperto sulla natura e sulla storia, su cui LeonardaCrisetti ha scritto una nuova pagina."

 

Menuccia Fontana, Presidente di italia nostra, Ass.

Nazionale per la tutela del patrimonio Storico, ArtisticoE Naturale della nazione, sez. Gargano

Cagnano Varano, centro storico, economia, salute, costumi, società

 

Leonarda Crisetti Grimaldi

Acropolis Manfredonia, 1999

pp 200 € 17.00 (esaurito)

 

"Il lavoro di ricerca svolto dalla prof.ssa Leonarda Crisetti, con l’ausilio degli alunni e lapreziosa collaborazione di alcuni amici, colma

 una inaccettabile lacuna sulle origini di Cagnano e su alcuni aspetti della vita sociale, culturale e civile dei suoi abitanti. […] Sfogliando le pagine del libro ci si accorge di quanto profondo e sentito sia l’attaccamento dell’autrice per il suo paese. La meticolosità con cui vengono riportate notizie e immagini, la scientificità dei dati raccolti, la sapiente ricostruzione di fonti orali conferiscono al testo una veste storico-culturale davvero encomiabile.

 

Presentazione di Michele Piacentino

 ass. alla cultura, 1999

Canti e leggende popolari dalc uore del centros torico

La Gazzetta del mezzogiorno, 14/05/1999

Cagnano alla riscossa,

In un attesissimo libro la storia e la cultura Di un centro garganico trascurato dalle cronache,

 

Protagonisti 27/05/1999

Un truffo nella genuinità”, note di commento N. Augello

Cagnano Varano, recensione di Pietro Saggese

Il Gargano Nuono, maggio 1999www.garganonuovo.net

Quarantanna

 

Leonarda Crisetti

Tip. Lauriola, Vico del Gargano

Pp 50 € 5 [esaurito]

 

 

" […] Quarantanna è per noi il simbolo della concezione dell’esistenza umana. E’ vero, come la ricerca ha evidenziato, che la nostra cultura è permeata dal senso della sofferenza, esprime il sacrificio che si compie fino all’attimo finale. La impiccagione o l’essere bruciata rappresentano la fine della vita, ma anche la rinascita. [ …]  Con la morte (bruciata o impiccata), Quarantanna simboleggia la visione individuale dell’esistenza, che si conclude per aprirsi ad una più vasta valutazione del mondo. […]

 

Presentazione di Francesca De Biase, sociologa

 

O mito è o nada que è tudo. Leonarda Crisetti, con il suo Quarantanna è andata alla ricerca di una spiegazione del mito di questa bambola che anno dopo anno, viene appesa, impiccata e poi bruciata. E non lo ha fatto da sola. Da solerte e sollecita insegnante qual è, lo ha fatto con i suoi allievi di prima media. Li ha idealmente presi  per mano e li ha guidati, quasi sospinti, alla ricerca sul campo, come fossero ricercatori laureandi in sociologia.

 

Recensione del poeta Vincenzo Campobasso

Agosto 1995

La Grotta di San Michele e il culto del santo

 

Leonarda Crisetti

Ed. Gioiosa Sannicandro Garganico

Pp 72  € 7.00 (esaurito)

 

La ricerca tenta di dare una risposta a domande quali:- Quando e come si è formata la grotta? È stata frequentata nella preistoria? Quale uso nel tempo? Perché è intestata a San Michele? Perché questo santo si festeggia due volte l’anno? Insieme alla descrizione della cavità naturale e al recupero della sua valenza archeologica, storica e naturalistica, presenta un approccio antropologico. Accoglie, perciò, anche testi afferenti alla tradizione orale sul culto di San Michele Arcangelo nel Gargano e a Cagnano Varano, fruendo del contributo degli alunni della scuola media  N. D’Apolito e delle loro famiglie.

 

Associazione socioculturale L’Alternativa. 

 

San Michele è passato per Cagnano, ci ha lasciato le ali, ma poi ha preferito trasferirsi a Monte Sant’Angelo- hanno detto alcuni non-

ni- perché noi cagnanesi siamo cattivi- hanno aggiunto gli altri”.

 

Si dice che nei giorni delle feste patronali, quando la statua del Santo viene portata in

processione, si scatena una grande temporale. Questo accade perché San Michele non vuole uscire dalla sua casa”

Testi della tradizione orale