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    September 24

    La luce dell'ombra, film di Carlo Fenizi

      

    Il 9 ottobre è la data di uscita del film di Carlo Fenizi, La luce dell’ombra, in proiezione fino al 15 ottobre al cinema Falso movimento di Foggia che per l’occasione ha organizzato una ricca programmazione di eventi per il pubblico con il regista e gli attori del film. La trama del lungometraggio, scritto e diretto dal giovane regista di origini foggiane e girato in Spagna, a Valencia, è un surreale intrigo famigliare presentato in un’usuale tecnica teatrale che ripercorre,  attraverso la storia e la colonna sonora  realizzata dai Terranima ( gruppo di musica popolare garganica), la controversa essenza mediterranea del nostro sud. L’appuntamento è per i prossimi giorni in cui verranno rese pubbliche il calendario degli eventi per la presentazione del film e le notizie più dettagliate su regista, attori, trama e quanto altro circa La luce dell’ombra.

    August 20

    9 settembre a Vico: “Me so sunnate la Madonne”, religiosità popolare a Cagnano Varano, con Leonarda Crisetti e il Gruppo Gemme del Gargano;

    COMUNICATO STAMPA

     Gargano Letteratura e programma della Rassegna

    Il programma di Gargano Letteratura che dal 5 al 13 settembre 2009 si svolgerà nei comuni di Ischitella e Vico del Gargano (FG) è ora reperibile sul n. 50-51/2009 della rivista Periferie (http://www.poetidelparco.it/2006/50.pdf ), insieme con notizie sui vincitori dei Premi Città di Vico (Romanzo breve e Poesia sulla Donazione) e Città di Ischitella-Pietro Giannone (raccolta di poesie in dialetto).

    Allo scopo di agevolare la partecipazione alla rassegna letteraria, gli organizzatori hanno concordato un pacchetto turistico con alcuni importanti alberghi delle due località.

    Sarà possibile, ad esempio, da parte degli appassionati di letteratura che ne vorranno usufruire, ottenere trattamenti di 40 euro per la mezza pensione e 45 euro per la pensione completa. A disposizione dei partecipanti un servizio per raggiungere i luoghi dove si svolgono gli eventi ed escursioni nei territori delle due cittadine garganiche.

    Per prenotare e per saperne di più è possibile telefonare al 331-8927977 (per Ischitella- Foce e Isola Varano) e al 338-6340290 (per Vico del Gargano e San Menaio)

    Il programma di Gargano Letteratura:

    - 5 settembre a Vico: Premiazione del Concorso ‘Sezione Poesia Fratres-Città di Vico del Gargano’ sulla Donazione. Partecipano: la vincitrice del Premio Margherita Neri, associazioni e dirigenti volontariato del Gargano e dell’Italia. - Presentazione del libro Puglia in versi di Daniele M. Pegorari con partecipazione dell’Autore, il prof. Domenico Cofano e il poeta Lino Angiuli

    - 6 settembre a Vico: assegnazione del ‘Premio della critica letteraria Città di Vico del Gargano 2009’ allo scrittore Raffaele Nigro. Premiazione del Concorso ‘Città di Vico del Gargano – sezione romanzi brevi’. Intervengono la vincitrice del Premio Maricla Di Dio Morgano e la Giuria: Daniele M. Pegorari (Presidente), Achille Serrao, Rino Caputo, Domenico Cofano, Giuseppe Massara, Grazia D’Altilia, Vincenzo Luciani. Conduce: Attilio Romita, giornalista Rai Uno;

    - 7 settembre a Vico: conferenza su figura e opera di Alfredo Petrucci (poeta, scrittore, giornalista). Partecipano: il sindaco di Sannicandro Costantino Squeo, l’editrice Falina Marasca, lo scrittore Francesco Giuliani;

    - 8 settembre a Vico “La straordinaria vicenda dell’autore teatrale Vincent Jim Longhi tra Carpino e New York” con Cosma Siani, Mariantonietta Di Sabato e il sindaco di Carpino Rocco Manzo. Partecipano i Cantori di Carpino;

    - 9 settembre a Vico: “Me so sunnate la Madonne”, religiosità popolare a Cagnano Varano, con Leonarda Crisetti, il sindaco Nicola Tavaglione e il Gruppo Gemme del Gargano;

    - 10 settembre a Ischitella: ‘Ricordo di Giuseppe Cassieri’ con Cosma Siani. Partecipano i figli dello scrittore: Nicoletta e Alessandro (giornalista Tv Rai Uno) ed il sindaco di Rodi G. Carmine D’Anelli;

    - 11 settembre a Ischitella: Conferenza su Pietro Giannone con i prof. Sergio Bertelli e Marina Formica e la partecipazione dell’avv. Franzo Grande Stevens;

    - 12 settembre a Ischitella: reading con i poeti Franco Loi (Lombardia), Anna Maria Farabbi (Umbria), Achille Serrao (Campania) e Franco Pinto (Puglia);

    - 13 settembre a Ischitella: assegnazione del Premio di poesia dialettale “Città di Ischitella-Pietro Giannone” con il reading dei tre poeti vincitori: Benito Galilea, Ombretta Ciurnelli e Anna E. De Gregorio. Partecipano i membri della Giuria: Dante Della Terza, Rino Caputo, Giuseppe G. Castorina, Franco Trequadrini, Francesco Bellino, Cosma Siani, Franca Pinto Minerva, Achille Serrao, Vincenzo Luciani. Conduce la serata il giornalista Attilio Romita.


    Per info
    Ufficio stampa Gargano Letteratura: 340-7956470
    garganoletteratura@gmail.com




    August 12

    TERZA EDIZIONE DEL CAGNANO LIVING FESTIVAL: I BLACK ILLUSION

    Il primo agosto 2009 a Cagnano Varano in piazza Giannone ha avuto luogo la terza edizione del Cagnano Living Festival, che ha portato in scena giovani “incazzati” e performance singolari.  Chitarre impazzite, voci dure, quasi mostruose.  Non ho potuto fare a meno di notare la grinta di ciascun gruppo, la durezza dell’espressione, “la rabbia” . Una teatralità che in qualche passaggio faceva accapponare la pelle:- Ma cosa abbiamo fatto a questi giovani!

    Cagnano Living Festival, di cui “Schiamazzi”, il gruppo organizzatore, formato da giornalisti in erba audaci e tenaci, ha dato grande prova di sé, superando i “piccoli – grandi” ostacoli, da quelli economici e quelli organizzativi.

    Al Cagnano Living Festival hanno partecipato dieci gruppi musicali provenienti in gran parte dalla regione Puglia:

    1.       CAROLINA DA SIENA (Bisceglie) con Libera si fa di aria (e io cammino);

    2.       i SILVER BLOOM (cagnanesi e ischitellani) con Immagine;

    3.       i MISTERY (di Ischitella) con A convincted innocent;

    4.       gli UNDERSOIL (Sannicandro Garganico) con The dreamer;

    5.       i THE LOOK (Foggia) con Come cambiano le cose;

    6.       i Terremoto (Vico del Gargano) con Fottiti;

    7.       gli HEATHEAD (Sannicandro Garganico) con Fatality;

    8.       i THEM PHILOSOPHY (Roma) con Ultimo viene il ponte corvo;

    9.       gli ALTER EGO (Foggia) con Una risposta;

    10.   i BLACK ILLUSION (Cagnano Varano) che hanno presentato L’essenza.

     

    Ciascun gruppo era tenuto a presentare due brani, di cui uno inedito – come voleva il Regolamento. La giuria, di tanto in tanto interpellata da Emanuele Sanzone – presentatore del Festival – ha espresso che si trovava in serie difficoltà, perché i brani e le interpretazioni erano tutti interessanti. Una decisione, in ogni caso andava presa. Ed ecco i primi tre classificati:

     

    CAROLINA DA SIENA (1° posto),

    i SILVER BLOOM e i MISTERY (2° posto ex aequo);

    i THEM PHILOSOPHY (3°).

    È stato conferito anche un premio per il testo più interessante. La scelta è caduta si

     L’essenza”. Ai BLACK ILLUSION, perciò, la redazione di Schiamazzi ha assegnato il premio della critica in memoria di “Francesco Bocale”. Di questo poeta e narratore cagnanese recentemente scomparso, il giovane Tommaso  ha letto i versi  Ho camminato per sentieri infiniti, che hanno dato il titolo all’ultima raccolta. De L’essenza vi propongo il testo.

    L’interpretazione de “L’essenza” mi ha emozionata molto, anche per la familiarità del cantautore. Ho quindi deciso di contattare l’autore del testo per capirne di più sul senso di quel

    “ Dimmi se tu /di questa rabbia hai capito il perché,/Dimmi se, … ”.

    Volevo, inoltre, conoscere meglio il gruppo e i modelli di riferimento, qualora li avessero.  A rispondermi è Antonio Crisetti uno dei fondatori del team.

    “I BLACK ILLUSION sono nati nel 2005. Eravamo solo in due: io e Massimo D’Antuono. Abbiamo a vuto cambiamenti line-up. Il gruppo si è, quindi,  allargato e oggi è formato da Massimo D’Antuono alla batteria, Giannazzario Tenace e Tony Stefania ai bassi, Giorgio Giannetta alla chitarra, antonio Crisetti (che sono io), voce e chitarra. Ora siamo alla ricerca di un addetto alla tastiera.”

     “Il nostro  genere musicale è l’INDUSTRIAL una diramazione del METAL, meno duro, però,  e più melodico, con testi in chiave DARK (dai toni romantico-decadente e pessimistico). Il più grande interprete è Marilyn Manson. Ci sono poi anche i Korn, i Rammstein. Gli INDUSTRIAL fanno una canzone di  denuncia dei problemi sociali, politici, economici e religiosi, anche se non prendono una posizione “contro”. Dicono solo ciò che non va. Ce l’hanno in particolare contro l’ “americanizzazione” e la “globalizzazione”.  

    Per me questi discorsi parlano un’altra lingua. Mi sforzo comunque di capire, perché sono curiosa si conoscere cosa c’è nella testa dei giovani.  

    I black illusion stanno pensando alla registrazione del loro primo album, quasi sicuramente omonimo. Contano già oltre trenta canzoni che vedono autori Antonio  Crisetti e Giannazzario Tenace, scritte quasi tutte in inglese.

    Il  gruppo ha partecipato alle precedenti edizioni del Cagnano Living Festival: al  2007 con sei brani [allora non c’erano premi] e al 2008 conseguendo il terzo posto con il brano “ Different World”, titolo significativo, emblematico di  quel “mondo diverso” dai giovani tanto agognato.

     

     

    L’ESSENZA [parole e musica di Antonio Crisetti] 

     

    Intro

    Perderai l’essenza di quei giorni qui con me.

    Non rimarrà niente, neanche questo, dentro te.

    Neanche questo testo scritto dalle lacrime.

    Rimanere inerme, no, non è mai facile.

     

    Rit.

    Dimmi se tu,

    di questa rabbia hai capito il perché,

    Dimmi se,

    dimmi se, ormai, riesci a sentire il dolore che è in me,

    dimmi se … .

     

    Dimmi quanto tempo ancora, dovrò sopportare

    E per quante volte dovrò immaginare

    Di non essere più qui e di sognare

    Di non aver vissuto mai, per non ricordare.

     

    Rit. …

     

    Parlerai di quelle storie, che non hai vissuto

    Piangerai per quelle cose che non hai mai avuto

    E per un futuro che tu non hai voluto

    Al falso delle tue realtà non ho mai creduto.

     

    Intro

    Rit.

    Dimmi se tu,

    di questa rabbia hai capito il perché,

    dimmi se,

    dimmi se, ormai, riesci a sentire il dolore che è in me

    dimmi se … .

    August 03

    Francesco Romano Ferrante non è più con noi.

     

    Ci ha lasciati il primo agosto 2009 all’età di sessantanove anni. Pare che sia stato colto da malore mentre era in auto lungo la SP 43 che conduce a San giovanni Rotondo. Alcuni riferiscono di aver visto la sua macchina presso la contrada Rivolta, territorio di Cagnano Varano. Aggiungono che Francesco ha chiamato il 118 e che, purtroppo, non ce l’ha fatta.

    I funerali hanno avuto luogo a San Severo il due agosto alle ore 17.00 nella chiesa di Cristo Re. Pare che sia giunto a Cagnano dietro invito della Pegaso, associazione che nella serata de 31 ha realizzato la sagra delle orecchiette [li recchjetélle], dove le anziane del luogo hanno insegnato ai giovani come si fa questa pasta casereccia, e che Francesco avrebbe promesso di documentare questa “arte”.

    Cagnanese di origine, Francesco Romano Ferrante, dopo aver trascorso a Roma gli anni dell’adolescenza, ha fissato la sua residenza a San Severo, dove viveva insieme alla sua famiglia. Durante il tempo libero svolgeva le attività di giornalista e di storico.

    Nella sua mente sono rimasti indelebili i ricordi del paese che ha registrato i suoi natali: Cagnano Varano. Ne sono testimonianza le sue visite ricorrenti e soprattutto i suoi scritti. Gli interessi storici e antropologici di Francesco Ferrante hanno comunque spaziato, estendendosi a tutto il Gargano e alla Capitanata. 

    Ogni volta che giungeva in paese credo avesse in mente di effettuare qualche riscontro. Ed eccolo impegnato a salutare persone, a fare domande, a perlustrare luoghi, a verificare le ipotesi che aveva in mente, come fa lo storico.


    E’ stato socio dell’Istituto Nazionale per la Storia del Risorgimento Italiano; membro del Consiglio Direttivo dell’Archeoclub d’Italia (sede di San Severo) e del Centro di Ricerca e di Documentazione per la Storia della Capitanata. Ha assunto, negli anni ’90, per l’area garganica, il compito di Ispettore Onorario della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Puglia.

    Ha pubblicato

    1.      Manifestazioni in onore del chirurgo Nicola D’Apolito (Edizioni Centro Grafico Francescano – Foggia 2002);

    2.      Il Centro Storico – Le Nostre Radici (Grafiche A. Iaconeta – Vieste 2003);

    3.      Uomini, Luoghi, Memorie – Dal Gargano all’Alto Tavoliere (Edizioni Centro Grafico Francescano – Foggia 2005).



    Insieme a V. Russi ha dato alla stampa:

    1.      Dalla Preistoria al Tardo Antico – Vestigia di antiche culture nel territorio di Cagnano Varano ( F. Ferrante – V. Russi) - Edizioni Centro Grafico Francescano, Foggia 1999.



    Ha scritto, inoltre, diversi articoli pubblicati su La Gazzetta del Mezzogiorno; Protagonisti; Il Quotidiano di Foggia. Il Gargano Nuovo; Il Giornale di San Severo; La Gazzetta di San Severo; Il Frizzo; Il Provenzale e L’Attacco.

    Riservato e rispettoso, quando venne a sapere che stavo effettuando ricerche sull’Onciario, mi ha contattato per comunicarmi che anche lui stava indagando sui questo catasto voluto da Carlo III di Borbone. Penso, perciò, che i risultati di altre sue ricerche siano ancora da pubblicare.

    È stato studioso meticoloso e cultore della lingua scrittura, espressa in modo forbito e nobile come pochi sanno fare. Non ha trascurato la fotografia, con la quale ha documentato i suoi lavori di ricerca.

    Cagnano è addolorata per la sua scomparsa e si unisce alla famiglia per condividerne il dolore.

    July 21

    Alla grotta di San Michele per la Sagra della capra

     
     
     
    LA PROLOCO VI INVITA SABATO 25 LUGLIO ORE 18.00 ALLA  7 EDIZIONE DELLA "SAGRA DELLA CAPRA" NEL PIAZZALE ANTISTANTE LA GROTTA DI SAN MICHELE DI CAGNANO VARANO. IL PIATTO DELLA SERATA SARà LA "CAPRA ACQUA E SALE".
     
    PROGRAMMA
    VISITA AL SANTUARIO
    SANTA MESSA CELEBRATA DA DON SALVATORE RANIERI
    DEGUSTAZIONE PRODOTTI LOCALI
    CANTI E BALLI POPOLARI
     
    NON MANCARE
    July 16

    4 luglio: Il progetto "Gargano letteratura" parte a Vico del Gargano

     

     

    Introduce

    VINCENZO LUCIANI

    (Dir. art. Gargano Letteratura)

    Intervengono:

    LUIGI DAMIANI

    (Sindaco di Vico del Gargano)

    ANNA MARIA AGRICOLA

    (Assessore alla Cultura di Ischitella)

    J. Tusiani, nato a San Marco in Lamis nel 1924 ed emigrato in

    America nell’immediato dopoguerra, ha svolto carriera universitaria

    a New York come docente di Letteratura italiana.

    È autore di traduzioni poetiche italo-inglesi (Dante, Petrarca,

    Tasso, Leopardi, Manzoni, Pascoli), di numerose raccolte di

    poesia creativa in quattro lingue, di un’autobiografia in tre volumi

    e di numerosi interventi saggistici e critici.

    Comune Vico del Gargano Comune Ischitella

    Reading del poeta

    JOSEPH TUSIANI

    SABATO 4 LUGLIO 2009 - ore 18,30

    presso la Corte federiciana del Castello

    via della Chiesa Madre (Centro Storico)

    VICO DEL GARGANO (FG)

    Nell’occasione verrà presentato in anteprima il programma

    di Gargano Letteratura (Ischitella-Vico 5-13 settembre 2009)

     

    il 9  settembre 2009 a Vico del gargano è prevista la partecipazione del gruppo di Cagnano con il tema

    La letteratura nella religiosità popolare, intervento di Leonarda Crisetti

    Seguirà la proiezione del DVD, "Me so sunnate la Madonna", che vede protagonista il gruppo folkloristico "Le Gemme del Gargano junior", direttore artistico Gianni Cerrone.

     

    June 16

    Aung San Suu Kyi libera … Kàlena fruibile!

    In difesa dei diritti umani

     

    La proposta d’invito

     “Dina? Pronto! Sono Teresa. Ciao, … . Abbiamo organizzato per domani a Kàlena una dimostrazione simbolica per la libertà di Aung San Suu Kyi, la birmana tenuta per molti anni alle carceri domiciliari e attualmente in prigione, perché non condivide le scelte del regime. È una dimostrazione a sostegno dei diritti umani. Abbiamo scelto Kàlena per le sue vicissitudini  che la portano ad essere reclusa, chiusa ai cittidini del luogo e del mondo, che invece vorrebbero fruire della sua storia.  Sai, grazie, all’interessamento dell’assessore alla cultura, Leonardo Di Miscia, troveremo aperta l’antica abbazia di Kàlena e potremo visitarla. Vieni anche tu? 

    “Verrò, anche per cogliere l’occasione di conoscere de visu l’abbazia, di cui ho tanto sentito parlare, nei convegni, di cui ho letto nei giornali e in altre pubblicazione a stampa e su internet, ma che non ho potuto visitare personalmente perché è chiusa al pubblico.”

    Questo grosso modo il contenuto della telefonata.

     

    L’arrivo a Kàlena (Peschici)

    Il giorno successivo, 14 giugno 2009, ore 17,35, sono dunque a Kàlena, con 5 minuti di ritardo rispetto all’appuntamento prefissato. Noto che sono tra i primi arrivati. Scorgo, infatti, Maria Teresa Rauzino e il marito, la famiglia dell’amico Vincenzo Campobasso, Carla Di Nunzio presidente dell’ass. “Ideale Osservatorio” Torre di Belloluogo (Lecce) e il marito, i promotori dell’iniziativa.

    In pochi minuti giungono anche altre persone: amici di facebook, rappresentanti di istituzioni e associazioni, privati cittadini. Faccio un po’ di foto, per contestualizzare Kàlena, dalla SS 89, nel tratto che dal territorio di Vico conduce a Peschici, per  proseguire poi verso  Vieste.

    Faccio qualche domanda alla presidente giunta dal Salento e vengo a sapere che non è nuova  a manifestazioni del genere, che grazie alla sua associazione, ad esempio, a Lecce sono riusciti a restaurare e consegnare al pubblico la Torre dei Durazzo,c he ora intendono realizzare intorno alla torre un parco attrezzato, coniugando storia e tradizione con modernità,  che portano avanti altri progetti interessanti, come quello sui diritti umani, che fanno riflettere e invitano all’esercizio buone pratiche.

     

    A proposito dei diritti umani

    Prima di entrare nel merito dei diritti umani, anteponendo il diritto alla libertà, mi sia consentita qualche riflessione sul concetto di libertà, di cui esistono diverse visioni. Tra le chiavi di lettura oggi più accreditate sono la teoria della libertà negativa, riconducibile a Locke e a Mill, intesa come assenza di costrizioni altrui,che pone in primo piano l’individuo, e quella di libertà positiva, afferibile a Kant e a Rousseau, intesa come possibilità di agire e, nel caso della politica, di partecipare al governo della repubblica, di integrarsi nella comunità di appartenenza e di garantire un minimo di giustizia a tutti,  ponendo in primo piano la società e i suoi valori. C’è poi una terza corrente che cerca di conciliare le due posizioni, affermando che ogni libertà è al contempo negativa e positiva, che attraverso le scelte di politica estera, interna e assistenziale, è possibile incidere sullo sviluppo della libertà intesa come non- dominio e come partecipazione, come possibilità di contestare le decisioni del governo anche quando questo è legittima espressione della maggioranza.   Sotto questo profilo, il riconoscimento e l’esercizio delle libertà individuali costituisce la premessa del consolidamento delle libertà del gruppo di appartenenza, garanzia della possibilità di avere istituzioni statali che esercitino il potere in modo non arbitrario.

    I diritti umani sono sanciti nel 1776 dalla Dichiarazione d’indipendenza americana, dove si legge:

    “Noi riteniamo che le seguenti verità siano evidenti per se stesse: che gli uomini siano stati creati uguali, che essi sono stati dotati dal loro Creatore di taluni inalienabili diritti, che fra questi sono la Vita, la Libertà, la ricerca della felicità.”

    Essi  sono stati ribaditi in Francia nel 1789, nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino:

    “Gli uomini nascono e vicono liberi ed eguali nei diritti. (art. 1) […] Questi diritti sono: la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza dall’oppressione”. (art. 2).

    Il rispetto del “principio dell’uguaglianza dei diritti e dell’auto-decisione dei popoli, a prendere misure atte a rafforzare la pace univesale”, è sancito dall’O.N.U. (Organizzazione delle Nazioni Unite), 1945, all’art. 1, punto 2.

    Il riconoscimento e la garanzia dei diritti dell’uomo, in quanto singolo e come soggetto inserito nei contesti sociali in cui si svolge la propria personalità, è alla base della Costituzione italiana. È posto alla base del documento, inserito tra i “Principi fondamentali” all’art. 2, dov’è specificato che i dirittti umani sono “ inviolabili” , per il fatto che nessuno può toccare.  Essi sono anche inalienabili, nel senso che non si possono conferire ad altri.

    L’articolo successivo estende i diritti umani a tutti gli uomini, senza distinzione alcuna. Afferma, perciò: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione dis esso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

    La Costituzione, però, ritiene di dover andare oltre la semplice elencazione dei diritti. Evidentemente alle spalle c’erano uomini consapevoli del fatto che non c’è libertà di, senza la liberta da… (dall’oppressione dai condizionamenti socio-economico-culturali). Il documento precisa, perciò:

    “È compito della repubblica rimuovee gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 3, comma 2)

    Entrando nel merito dei diritti fondamentali dell’uomo, nella  Parte Prima, Titolo primo del testo base dell’educazione civica degli italiani, riguardante i rapporti civili, leggiamo:

    “La libertà personale è inviolabile

    Il domicilio personale è inviolabile

     ….

    La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili

    Ogni cittadino può soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale

    … .

    Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della repubblica e di rientrarvi, salvo

    … .

    I cittadini hanno diritto a riunirsi pacificamente […], di associarsi liberamente, di professare la propria fede religiosa, di manifestare il proprio pensiero con la parola con los critto, con altro mezzo di diffusione.

    Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.

    Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

    Peccato che in gran parte dei casi la nostra Costituzione resti un elenco di utopie! Ma, proprio perché c’è questo rischio,  credo sia importante e utile ricordare a noi e ai giovani che bisogna vigilare affinché i principi fondamentali della Costituzione non siano  disattesi e non subiscano attentati. Ciò, anche in considerazione del fatto che i nostri figli, al contrario di noi, non avendo  vissuto il clima familiare e sociale di autorità e di mancato rispetto delle libertà, faticano a figurarsi realmente cosa significhi una vita senza diritti. Va considerato, inoltre, che i mezzi mass e multimediali, nel trasmettere messaggi pervasivi, riescono a mistificare la realtà e in molti casi a manipolare adolescenti e non, con l’arte della persuazione occulta. 

     

     

    Un merito alle tecnologie

     

    Le tecnologie, odiate e amate, hanno comunque permesso in pochissimo tempo di organizzare questa manifestazione simbolica a difesa dei diritti umani e delle “raggioni” di Kàlena.  Facebook, se da un lato mette a rischio la privacy individuale potendo monitorare costantemente le persone, dall’altra offre l’opportunità di contattare velocemente gli “amici” e di organizzare venti, come quello che andremo a commentare. Questa sorta di rivoluzione culturale consentita dalla  globalizzazione cfa sì che uomini e donne, svissuti in modo separato, attivino il traffico delle culture, diffondendo nuove sensibilità e stili di vita.  

    Dunque, grazie ai mezzi informatici e agli stimoli del mondo delle associazioni, ci siamo incontrati nella piana di Kàlena a perorarela causa dell’apertura di quest’abazia, nutrendo la convinzione che, oltre ai soggetti umani sono/dovrebbero essere liberi anche gli oggetti culturali dagli uomini prodotti.  

    Che Kàlena e altri beni culturali debbano essere fruibili trova conferma nella nostra Costituzione, che all’art. 9 dei Principi fondamentali recita:

    “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

    Il concetto è ribadito all’art. 33, che afferma la libertà dell’arte e della scienza.

     

    Un lucchetto ha impedito l’accesso ma non la manifestazione simbolica in difesa dei diritti umani

    Nei locali dell’abazia purtroppo non siamo potuti entrare perché un lucchetto con una catena nuova di zecca ne bloccava il passaggio. È la vecchia storia/conflitto tra i Martucci, l’Amministrazione comunale e l’ufficio di Soprintendenza, che non riesce a risolversi. Una lotta portata avanti dal Centro Studi Martella da diversi anni nella persona di Maria Teresa Rauzino –da meritarsi un premio simbolico da parte dell’associazione leccese - senza soluzione di continuità.

    Il drappo bianco per la birmana senza libertà

    Siamo rimasti, pertanto, nel cortile della prestigiosa abazia a fare la dimostrazione per San SUU Kyi.   Momenti toccanti durante l’apertura del lenzuolo bianco, simbolo di pace.  Momenti commoventi durante l’esternazione delle riflessioni e la lettura di brani opportunamente scelti per l’occasione, proposti dal poeta filosofo Vincenzo Campobasso, il direttore di Punto di stella Piero Giannini, una giovane e graziosa turista,  … . Momenti di coesione del gruppo, che alla fine ha applaudito e inneggiato

    “Per la libertà Aung San Suu Kyi!”.


     

    June 08

    i porticcioli del Varano fanno ancora parlare di sé

    I pescatori non ci stanno, non vogliono che vengano realizzati porticcioli "scomodi", di difficile accesso, di non agevole condivisione, non funzionali come quelli già costruiti, che hanno distrutto già diversi sandali e motori.
     
     
    "Prima rifate quelli già modificati, apportando le dovute correzioni. Se ci piaceranno, potrete procedere demolendo i nostri e ricostruendoli" - così mi hanno detto due pescatori "allarmati" domenica 7 giugno, chiedendo sostegno.
     
    Da parte mia, devo dire che mi sono già espressa in merito, sostenendo l'ipotesi che ogni opera pubblica deve essere migliorativa e non peggiorativa della situazione esistente.
     
    L'amministrazione sembra promettere dialogo. Speriamo che alle parole seguano i fatti, perché non è giusto, né opportuno alimentare lo stato di tensione, che sicuramente si eleverà mamo a mano che si procede nella realizzazione dell'opera, dato che coinvolgerà un numero maggiore di persone.
     
    May 30

    "No agli inciuci"

    A dirlo sono in tanti, da "destra" e da "sinistra": 
    1. il gruppo di ex rifondazione capeggiato da Daniele Iacovelli, come emerge dal comizio "viscerale" tenuto subito dopo la pubblicizzazione del "matrimonio" Di Pumpo-Tavaglione;
    2. parte della Pdl - gruppo di AN e comitato civico, che vede in prima fila Gian Luca Giornetti veicolare il messaggio tramite comizio e manifesto;
    3. il gruppo della Pd, che utilizza lo strumento del manifesto [vedi allegati].
     
    Dal manifesto della Pd, è possibile, inoltre, inferire la presenza di enormi divergenze all'interno del gruppo, grossi nodi venuti al pettine già alcuni mesi orsono, richiamando l'attenzione dei rappresentanti provinciali, contrasti profondi evidenti nel passaggio " di fronte agli atteggiamenti sfascisti di chi ritiene di interpretare con azioni personali e illegittime la volontà del partito ... ".
     
     
    April 08

    comunicato stampa: Pro Loco Cagnano, Monte Sant'angelo, Orsara

    Il Gargano e la Daunia insieme per un nuovo e ambizioso progetto  di valorizzazione dei beni culturali.

    Cagnano Varano e  Monte Sant’angelo, due realtà garganiche, insieme a Orsara di Puglia del subappennino dauno si incontrano a Foggia, l’8 aprile nei locali del Ce. Se. Vo. Ca., per gettare le basi di un progetto incentrato su beni culturali, enogastronomia e culto di San Michele.

    I tre comuni, infatti, condividono la tradizione di accogliere “pellegrini” alle rispettive grotte di San Michele.

    Il protocollo d’intesa sarà sottoscritto a Cagnano Varano il 7 maggio 2009, in chiusura del convegno dedicato al culto micaelico, presso l’Aula Magna del Liceo Pedagogico.

    Questa volta sono le Proloco che si attivano, coinvolgendo le parrocchie, le amministrazioni locali e sovracomunali, per  innescare quelle preziose sinergie utili alla promozione del territorio.

     

    March 31

    DEVOZIONE POPOLARE, FESTA TRADIZIONALE Santa Maria delle Grazie, il testo che ha fatto vincere le Gemme del Gargano a Clusone (dialetto)

     

    NARRATRICE- Ai piedi del centro storico di Cagnano Varano, un paese del Gargano della provincia di  Foggia, c’era, in passato, il Convento di San Francesco, voluto dal frate di Assisi.

    Tra il 1220 e il 1230, prima di dirigersi verso Monte S. Angelo, San Francesco visitò anche la grotta di S. Michele di Cagnano, un sito molto importante dal punto di vista storico- naturalistico e religioso, dove secondo la tradizione è apparso l’Arcangelo.

    La zona in cui si ergeva il convento di San Francesco era un crocevia, da cui partivano diversi tratturi che collegavano Cagnano con altri abitati del Gargano e con Civitate. C’erano intorno al convento gli acquai pubblici: piscine e pozzi, dove le donne facevano la provvista di acqua, scendendo e salendo faticosamente le viuzze del centro storico.

    Nel 1653, quando il convento fu soppresso, c’era una chiesa ornata di pitture sacre, tra le quali spiccava la pregevole tavola della Madonna delle Grazie, del XIV° secolo. Stanca di essere sola nel convento, ormai rudere, la Madonna apparve in sogno ad un umile contadino.

    MADONNA- Matteo! Matteo!

    MATTEO- Ah! Ch vvù? Chià sì?

    MADONNA-  Sono la Madonna delle Grazie.

    MATTEO - La Madonna! E ch va truann da me? Jì n nde fatt nend’!

    MADONNA - E’ da troppo tempo che sono sola nel vecchio convento di San Francesco. Voglio che mi veniate a prendere!

    MATTEO- Nda lu cummend d ...? T’à, t’amma mnì a pigghjà (agitandosi tra veglia e sonno, svegliando quindi la moglie, che gli dorme accanto)

    CONCETTA - Ih! Quistu sciarbcheja, parla nda lu sonn, Mattè, eh! Ch dic? (svegliandolo)

    MATTEO - Chià jè, ah, si tu, Cungè? (Improvvisamente ricorda e dice con grande meraviglia).  Cungè, m so sunnat’ la Madonna!

    CONCETTA - E ssì, la Madonna n’ ndneva ch ffà, avea mnì nsonn’ propri a tte!

    MATTEO - Sin, Cungè, jeva propri jessa, la Madonna, m’à ditt: stengh nda lu cummend d’ sa Nfrancisch, mnitm a pigghjà ca sola qua n’ c’ vogghj stà.

    CONCETTA - Addurmt, allu cummend d’ Sa Nfracisch n’ c’ sta cchjù n’sciun. Addurmt!

    MATTEO - Cungè, n’ m’ crid?

    CONCETTA - Te ditt addurmt, e nn lluccà, s nnò a fa ruspgghjà a ninn.

    MATTEO - (Non si dà pace e non riesce a riprendere sonno, continua a chiamare la moglie, ma questa si mette a russare).

    CONCETTA - Gronf…..gronf….gronf……

    MATTEO - Cungè…..eh! Questa surchja, mica send a mmè!

    NARRATRICE - Matteo trascorre la notte insonne. Alle prime luci dell’alba si alza e convince Concetta ad andare insieme a lui dal parroco, per fargli sapere di aver avuto la visita della Madonna.

    MATTEO - Do Nnandò, do Nnandò. (Urla ad alta voce appena entrato in chiesa )

    PARROCO – Ssss …! Matteo, che c’è?

    MATTEO – T’e dic nu fatt, do Nnandò, stanott m so sunnat’ la Madonna, la Madonna d’ li Grazj. Quanda jeva bella, ma steva arrajata.

    CONCETTA - Arrajata stengh jì, ca stanott n’ m’à fatt pigghjà n’acn d’ sonn! (Rivolgendosi al parroco) Do Nnandò, lasslu jì, n’ llu crdenn.

    MATTEO - Tu n’ ng’ crid e n ‘ng’ crdenn. La Madonna mica jè mnuta nsonn a te!

    PARROCO - Concetta, Lascialo parlare.

    MATTEO - Quanda jeva bbella do Nnandò. Tneva nu ninn mbrazza, ch l’allattava. Steva vstuta tutta roscia e sop tneva nu mandell long long, ‘zzurr e chjn d’ stell. Smbrava nu cel, do Nnandò. Matteo m’à ditt:- n’avè paura, vogghj sul ca lu popl sap ca da tropp temp stengh sola qua, mnitme a pigghià.

    PARROCO - Ma nel vecchio convento, non c’è più niente. Ci sono solo pietre, solo pietre.

    CONCETTA- C’ l’e ditt pur jì, do Nnandò, ma quissu jè ciocca tosta, ‘nn lla vo capì.

    MATTEO- Do Nnandò, ccusì m’à ditt e ccusì v dich. S’ n’ ng’ vulit mnì, c’ vaj jì.

    PARROCO- Calma, Matteo, calma, ci andremo insieme a vedere, anzi ci andremo con tutto il popolo.

    NARRATRICE- Il parroco ordina al sagrestano di suonare le campane per far accorrere la gente. Immediatamente chi può lascia ogni da fare e si precipita in Largo Chiesa.

    POPOLO- Ch’è success, ch’è success!

    PARROCO- Popolo di Cagnano, la Madonna ci chiama. Dice di essere nel vecchio convento di San Francesco. Non vuole stare più sola. Raccogliamoci in preghiera e andiamo a prenderla.

    POPOLO- Sì, sì, jamla a pgghjà!

    CONCETTA- Si ccundend mo, à fatt schmbonn tutt lu pajes! S ddà n truam nend, t’e spaccà la ciocca.

    NARRATRICE- Tutto il popolo in processione andò verso il convento, pregando ad alta voce, così pensando che la Madonna li poteva udire meglio. AVE MARIA... . Giunti sul luogo...

    PARROCO- è  qui che dobbiamo cercare. Dividiamoci. Vediamo se troviamo qualcosa.

    GIACOMO- Qua n ng’ sta nend, do Nnandò.

    LUIGI- Mangh qua. Ddò ciann pigghjat tutt cos. So rumast schitt ssi quatt mura.

    MATTEO- Do Nnandò currit, currit, janna vid, ch c’ sta quasotta!

    PARROCO- ( Scavando con le mani, ripulisce la tela con la tunica e sorpreso) E’ proprio la tavola della Madonna delle Grazie. MATER DIVINAE GRATIAE.

    MATTEO- Jè proprj jessa do Nnandò, la Madonna ch m’ so sunnat.

    AMELIA- Mraculu! Mracilu! Amm truat lu quatr d’ la Madonna!

    CONTADINO- Quanda jè bella, purtamla alla chiesa Matr.

    POPOLO- Sì, Sì, purtamla alla chiesa.

    NARRATRICE-  Il popolo s’inginocchia davanti alla Vergine, facendo il segno di croce. Si ricompone il corteo processionale e si fa ritorno alla chiesa Madre. Per strada la gente si affaccia incuriosita.

    MARIANNA- Ch’è success, mar Lbbrù?

    LIBERA- Nda l’ort d’ Sa Nfrancisch, u sind, ann truat lu quatr d’ la Madonna d’ li Grazj.

    MARIANNA- Madonna, m sfriddn li carn!

    LIBERA- E mo la portn alla Chiesa Matr. Ascign, ascign, jam a vdè.

    NARRATRICE- Giunti in Largo Chiesa, la piazzadi fronte la chiesa Matrice Santa Maria della Pietà, una pioggia fitta e salutare scese dal cielo, dissetando le campagne.

    POPOLO- Mracul! Mracul! La Madonna à fatt lu mracul! ( Gridando ).

    CONTADINO- (In campagna ) Chiov, chiov, jeva ora!

    AMELIA- La Madonna vo jess bbndetta!

    NARRATRICE- Nei paesi garganici, inondazioni, invasioni di locuste e siccità erano alla base di ricorrenti carestie e mortalità. Di fronte alle incertezze e alla precarietà dell’esistenza, la Madonna rappresentava l’ancora di salvezza. E il giorno del ritrovamento del quadro quella pioggia fu provvidenziale perchè a Cagnano non pioveva da diversi mesi. La devozione verso la Madonna con il tempo si rafforzò, tant’è che nel 1724 il convento fu riedificato dai Padri Riformati sotto il nome di Santa Maria delle Grazie.

    Le mamme per entrare nelle grazie della Madonna confezionavano “ l’abbetine”, un sacchettino di stoffa in cui era riposta l’immagine della Santa ripiegata più volte, dopo che era stata benedetta dal parroco. Ben chiuso, se lo appuntavano con una spilla sotto l’abito, portandolo sempre con sé, affinché la Santa le preservasse dalle sciagure, all’ordine del giorno: fame, incidenti, guerre, catastrofi, morte.

    Chi era debitrice alla Vergine di una grazia vestiva la sua bambina, di rosso e azzurro, come la Madonna. Chi superava una crisi malarica, o di polmonite,  ecco sempre la mamma, farsi pellegrina, andare di porta in porta a piedi nudi (“p’ lu vocal” in mano), a chiedere l’elemosina di qualche decilitro di olio, un po’ di grano oppure qualche soldo, per  la messa alla Madonna.

    CATERINA- Commiè chiagn, mar’ Carmè?

    CARMELA- Figghjma nn’ sta bbona. So tre jurn ch n’ va da l’orin. Ddà lucca, povra figghja, c’adda sckattà!

    CATERINA- E lu medch, l’à vist? Ch l’à ditt?

    CARMELA- Ccom n’ l’à vist! L’à fatt pur na srenga e à ditt ch’aveva jì, ma fine mmò ancora n’ và.

    CATERINA- Uh! Ch guaj e com a fa? Sind a mmè. Quann e crà jè la Madonna d’ li Grazj. Lu tì nu quatr?

    CARMELA- Jì no, mamma lu te’ sop lu lett.

    CATERINA- Spunnulu, fattlu dà, e purtlu a ccasta, mittlu sop lu ch’mmò, e ppiccia ‘na lamba d’ogghj, po’ jess ca la Madonna li fa na grazia a ssà figghja.

    NARRATRICE- Filomena così fece. Il giorno dopo, in processione, vide la Madonna che lacrimava e, mentre la Madonna piangeva, la figlia guariva, riuscendo finalmente ad urinare.

    Santa Maria delle Grazie è stata eletta compatrona dei cagnanesi, insieme ai santi Cataldo e Michele, e ogni anno, l’8 settembre, si celebra la sua festa. I preparativi fervevano sin dai primi giorni d’agosto. Ogni famiglia metteva da parte un po’ di grano, legumi, olio. I più facoltosi anche del denaro, per donarlo alla Chiesa. Dal 1877 cominciò ad operare anche la Congregazione della Madonna delle Grazie, formata da agricoltori e contadini. Ed era proprio il gruppo della Congrega che, con asini o muli, si recava in campagna per la “cerca”[1].

    CATALDO- Mbà Duminch, bongiorn, ch c’ fa?

    DOMENICO- Eh, c’ strappuneja la vita cumbà!

    CATALDO- Sim mnut p’ la “ cerca “ d’ la Madonna d’ li Grazj. Ch dic’, c’ la dà na cosa?

    DOMENICO- Nu mzzett d’ gran va bbon?

    ANTONIO- E dacc’la navta cusaredda.

    DOMENICO- Mezza pignata[2] d’ogghj, sta ciampata d’ fav ch veja dà.

    ANTONIO- Eh! Va bbon, va bbon.

    GENNARO- Bbongiorn mar Carmè.

    CARMELA- Bbongiorn, ch jat facenn da sti part?

    GENNARO- La “ cerca “ p’ la festa d’ la Madonna d’ li Grazj.

    CARMELA- Aspttat!. P’ppì, oj P’ppì!

    PEPPINO- Ch’è ssuccess Carmè?

    CARMELA- Sta mbà Jnnar qua, p la festa d’ la Madonna d’ li Grazj.

    PEPPINO- Bbongiorn a tutt!

    TUTTI- Bbongiorn …bbongiorn.

    PEPPINO- Ch v’è dà! Ssu sacchitt d’ gran va bbon? Emmè! Carcatlu sop la vstjama, jamm! 

    GENNARO- Grazj assà, mbà P’ppì.

    PEPPINO- E d’ chè, dover cumbà, p’ la Madonna quissu e avt. Ch jessa c’ vò pnsà.

    NARRATRICE- Il gruppo della Congrega, bussava anche alle case del paese, con bussolotto in mano. Si faceva precedere dal suono di un campanello, annotando su un quaderno ogni offerta.

    ANTONIETTA- Mò mò, chià jè?

    SALVATORE- La Cungreja d’ la Madonna d’ li Grazj. BBongiorn cummà, sim passat p’ la” cerca “ ch dic’ c’ la dà na cosa?

    ANTONIETTA- Nu quartucc’ d’ gran v’ pozz dà.

    SALVATORE- Va bbon, segna mbà ‘Ndrè. Tozzla ddò mbà Raffaè, vid, c’ sta qualche dun?

    NARRATRICE- I cittadini erano in genere prodighi, ma negli anni di carestia o di disgrazie, si registrava qualche lamentela.

    RAFFAELE- Qua, n’ c’ sta nisciun.

    BETTINA- Stengh qua, commiè? ( Affacciandosi )

    RAFFAELE- Ascign mar B’ttì. Me, p’ ssa festa ch cià dà?

    BETTINA- Eh! Auann nend.

    RAFFAELE- Com nend, tu si stata semp grasciosa.

    BETTINA- La  Madonna lu sap, l’annata jè stata sicc’ta. Maritma c’ n’gè ghjut p’ la faccia nda lu foch, c’aveva p’ccià viv. Auann, nn’ v’ pozz dà propri nend.

    SALVATORE- Statt bbon, la Madonna c’ vo pnzà. ( Bussa ad un’altra porta più avanti )

    GIULIETTA- Mò mò.Chià jè? (Apre ) Ah! Sit vuja, bbongiorn.

    SALVATORE- Bbongiorn, donna Giuliè, ch dic’ c’à dà na cosa p’ la festa d’ la Madonna d’ li Grazj?

    GIULIETTA- Si, si, aspttat. Tè, quisti so 20 lir e pigghjatv pur ssu sacchitt d’ gran.

    RAFFAELE- Ah! S fossn tutt com ttè, donna Giuliè, lu sa ch festa scess da sotta. Statv bbon.

    GIULIETTA- Bona “ cerca “.

    NARRATRICE- Il frutto della “cerca” era ammassato in borgo S. Cataldo, pesato e veduto dai membri della Congrega agli stessi cittadini, utilizzando le misure del tempo: lu mezz quart,[3] lu quartucc,[4] lu mzzett,[5] lu tumml,[6] lu star.[7] Serviva per organizzare la festa in onore della Madonna. Otto giorni prima della festa, il bandaiuolo invitava a comprare il grano offerto alla Santa.

    RAFFAELE- Jamm à chià vò lu gran, jamm!

    POPOLO- Jì ...., jì...... A me..a me...!

    BEATRICE- Jì n’ vogghj nu mzzett.

    NUNZIA- Jì nu quatucc’!

    RAFFAELE- Tu quanda n’ vù, mar Ssundì?

    ASSUNTA- Duj tumml mbà Raffaè, a mmè la famegghja jè grossa. Li vi (mostrando tre dei nove figli attaccati alla gonnella, un po’ sporchi e paffutelli), crescn a ‘ntroccl e mbarnata.

    RAFFAELE- Quanda so bell Sand’ Martin. E com t l’à purtà. Ngodd?

    ASSUNTA-Mò adda mnì maritma p’ la vstijama.

    RAFFAELE- A mbè! Jamm bell, accattat u’ gran, camma fa na bella festa. Ch dic cumbà?

    PASQUALE- Vogghj nu star d’ogghj e nu quartucc’ d’ gran.

    ANGELA- Dammlu pur a mme nu quartucc’, e duj chil d’ fav.

    NARRATRICE- Più l’incasso era cobnsistente, più la festa era grande. bisognava allestire l’                                orchestra, addobbare la chiesa, comprare botti e mortaretti per la “battaria”[8]. Ogni famiglia preparava pane casereccio fresco, taralli, pizza “ p’ lu fartedd”[9] e “lu cacciandr”,[10] un dolce povero ricavato dai pezzetti di massa attaccati qua  e là nella “fazzatora”,[11] impastati con l’aggiunta di un filo di olio, semi di finocchio, un po’ di zucchero e un po’ di latte.                                              

    LUCIA- Mariè, arrcugghj bbon bbon, p’ la rar’tora, ch’amma fa li caccandr p’ llì uagliun.

    BAMBINA- No, le fa jì, le fa jì mà!

    MARIA- Janna vucin a mmè, ca t’ fazz vdè ccom c’fa ( Insieme preparano lu cacciandr )

    LUCIA- Trsì ch fa?

    TERESA- E’ fatt la pizza p’ lu fartedd’. Tè assaggia.

    LUCIA- ( Assaggia ) Ah! Mò jè mnuta bbona, nno l’avta vota, ca n’aviv miss lu crscend! Assaggia Mariè.

    TERESA- Jè saprita.

    NARRATRICE- Nove giorni prima della festa per il paese “c’ mnava lu bbann”, invitando la gente ad andare in chiesa.

    BANDAIUOLO- A tutte le persone, quanne crà matina alli 7 e mezz, tutt alla Chiesa Matr, ca alli 8 ciadda sponn lu quatr d’ la Madonna d’ li Grazj, e quanne crà  ssera, accumenza pur la nueja.

     

    NARRATRICE- La mattina  del 29 agosto alle ore 8,00  il quadro della Madonna veniva dunque  portato in  processione dal suo altare, all’altare maggiore, che era stato opportunamente addobbato con i soldi della “cerca”.

    Nel 1881, vista la devozione, gli ammistratori del paese decisero di istituire una fiera del bestiame, da farsi il 7 e l’8 settembre. Questa fiera offriva a chi era del posto, dei paesi  limitrofi e persino abruzzese, l’opportunità d’incontrarsi, giacchè era già iniziata la transumanza. Si vendevano: capre da latte, animali da soma e da lavoro, pecore da lana, e maiali, di cui non si buttava nulla. La fiera in ogni caso metteva in campo un nuovo attore sociale “lu nzanzan”, un uomo particolarmente tagliato che mediava tra venditore e acquirente, rimediando qualcosa per sé.

    GIOVANNI- Uhè, mbà Mchè, pur tu alla Fera?

    MICHELE- E vdè p’ nu ciucc, quiddu d’patrma jè mmort e so rumast senza.

    GIOVANNI- Janna p’ mmè, n’ te un mbà Pasqual jè nu staccon. Mbà Pasquà, p’ ssu ciucc’ quanda vù?

    PASQUALE- Eh! Mbà Ggiuvà lu ciucc jè bbon, va bbon alla pisa, men d’ 10 lir n nd lu pozz dà.

    GIOVANNI- Mò famm grapì la vocca, famm vdè quand’ann te ssu ciucc. Jè bbon pigghtlu. Sind a mè.

    MICHELE- Ma dec lir ssò ssà, ch casptjè.

    GIOVANNI- Fallu truttjà, mbà Pasquà. T’è ‘na bbona gamma. Quissu jè bbon pur p’ arà.

    MICHELE - Cingh lir t’eja dà!

    PASQUALE- Cingh lir, ch pazzij! No, ng’ n’ parla proprj cumbà.

    GIOVANNI- Accurdat, me, mittcla navta lira, e n’ ng’ n’ parla cchjù.

    PASQUALE- Damm ott lir e t dengh pur la capezza.

    GIOVANNI- Sett lir e mezz, varda e capezza, accorda ca l’affar jè bbon. Caccia ssi solt mbà  Mchè!

    MICHELE- Sett lir e mezz, e nò ‘nna lira d’ cchjù. Te! ( Tira fuori i soldi e paga )

    PASQUALE- Frat ch sambogna! No s’ n’ gneva p’ mbà Ggiuann n’ t lu deva ssu ciucc.Tè mbà Ggiuvà

    GIOVANNI- Statt cundend, ca lu prezz jè bbon.

    PASQUALE- Quissi so p’ te, cumbà.

    NARRATRICE- L’8 settembre, dopo la celebrazione eucaristica, le campane della Chiesa Madre squillavano a festa, richiamando il popolo al corteo processionale. Avanti a tutti il bandaiuolo, quindi, lo stendardo con l’immagine della Madonna, San Michele, San Cataldo, la Confraternita, la croce della chiesa Madre, i chierichetti, i sacerdoti, il quadro della  Madonna delle Grazie, la banda, il popolo. Al quadro erano fissati due lunghi nastri, dove i devoti attaccavano i soldi di carta. C’era anche un cuscino, dove erano fissati orecchini e collanine. Ecco alcune donne che si buttano ai piedi della Vergine.

    MATTEA- Madonna, Madonna mija, tu na grazia m lada fa! Fallu p’ sti uagliun. Maritma  so duj mis ch nn’ fatija, sta cchiancunat ‘nda lu lett p’ nna pulmunija. T pregh, Madonna, n’ cià bbandunà. S mm’ fa ssa grazia, ogne jurn alla scavza t’ vengh a truà.

    MICHELINA- E d’ me n’ t’ n’ scurdà. A figghjm da lla guerra fallu turnà!

    NARRATRIC- Il corteo processionale faceva il giro del paese. In Corso Umberto I° la banda cessava di suonare, le oranti di pregare e tutta l’attenzione era rivolta ai fuochi d’artificio, rotelle e botti, amati da tutti. Poi a casa per gustare il piatto buono della festa: “ li ndroccl[12] p’ lli brasciol[13]” e poi l’arrosto d’ “turc’nedd”.[14] Sulla mensa non mancava il vino, che rendeva gli animi più loquaci.                                                               

    MATTEO- N’ ng’ steva nend, ma quann mneva sta fstzzola c’magnavam li ndroccl p’ lli brasciol.

    VINCENZO- E p’ nu poch d’ rezza, feght e vdedd’ c’ magnavam pur li turc’nedd’. (Mentre prepara l’arrosto, passa Grazia )- Aurij mar Graziè! ( Sollevando un bicchiere di vino).

    GRAZIA-  Grazj assà mbà Vncè.

    NARRATRICE- La festa era una delle poche occasioni in cui anche ai miseri era permesso di cessare l’attività e staccare dalla routine alienante della vita. La banda, i fuochi d’artificio, l’abito della festa, la condivisione rendevano più coesa la comunità, caricandola di energie nuove, utili per meglio sopportare il peso dell’esistenza.

    Purtroppo la precarietà minacciava sempre i piccoli coloni, agricoltori e pastori. L’acqua doveva alimentare i campi e riempire gli acquai. Gli animali dovevano mangiare e dissetarsi, affinché gli uomini potessero sopravvivere e, quando le campagne erano particolarmente assetate, il popolo implorava la Vergine  affinché facesse piovere. Si pregava con fervore per tre giorni e non di rado si organizzavano cortei processionali portando la  Madonna  fino alle Tre Croci. Al rientro o il giorno dopo, la pioggia arrivava quasi sempre. Era il segnale della  Madonna che, dispensando grazie, teneva accesa la devozione.

    Anche i pescatori hanno avvertito il bisogno di stare sotto l’ala protettrice della Madonna delle Grazie. Dagli  anni cinquanta del secolo scorso il quadro della Madonna fu perciò portato “ nda li sanr”[15] da Bagno al Crocefisso di Varano, dove oltre ad una statua lignea posta sulle acque della laguna, c’è la chiesetta, un tempo dedicata all’Annunziata.

    PESCATORE  1- Madonna, agghjusta stu pandan, com agghjust li ball d’ gran, mo ch jam allu sciabbcon facc’ pgghjà agnidd e capton.

    PESCATORE  2- A chj à fatt la paranza, vavos e pesc n’ abbondanza.

    PESCATORE  3- A chj à miss li cocc’l ‘nda li ciardin, faccli venn chjn chjn.

    NARRATRICE- la più devota alla Vergine, in ogni caso, era la donna, che vedeva la sua condizione riflessa in quella della Madonna. La donna cagnanese era, infatti, spesso insultata, picchiata, yìtrattata come una bestia da soma, violentata proprio nle suo 2regno”: la casa.

    (Scena del marito ubriaco che si sfila la cinghia dai pantaloni e rincorre la moglie, la quale, per sottrarsi alle scudisciate, corre e cerca rifugio sotto il letto, mentre le vicine – i cui occhi arripanod appertutto- origliano).

    Marito- Janna qua! Addoua scapp… janna qua! (prima cinguhiata che non coglie nels egno). A’ capit o no, ca chia cummanna nda sta casa songh ji?! (seconda cinghiata che colpisce la donna)

    Moglie (lo sguardo rivolto verso il quadro della madonna)- Madonna d li Grazji, aiutm a ppurta ‘sta croc!

    Vicine- Vo jèss Sanda, mar Bbettina!

    Narratrice- L’analogia donna Madonna non è una forzatura, soprattutto se si considera che la società contadina, dove l’uomo la faceva da padrone, alimentava la convinzione che la donna venisse al mondo per soffrire. “Santa” era, infatti, la donna che meglio sopportava la “sua croce”. L’icona della Madonna delle Grazie di Cagnano appesa sul letto matrimoniale, oltre a rinnovare questa sorta di complicità, trasmette altri messagi: il suo indice rivolto verso  il Figlio è diretto al popolo cagnanese, indicandogli la Via. Il grande manto azzurro trapunto di stelle simboleggia la sua potenza divina e le abbondanti grazie che ella può elargire. Il rosso della veste è simbolo dell’umanità sofferente. Il suo ventre pronunciato, simbolo della Madre che si fa Chiesa, intende trasmettere al popolo di Cagnano la speranza della sua fecondità, di modo che i figli dei figli crescessero alimentandosi della Parola di Gesù. In periodi caratterizzati da incertezza e mutamento sociale, come quello attuale, i valori religiosi forniscono un’àncora di salvezza. Ecco perché la devozione verso la Madonna è viva ancora oggi.                     

                                   

                              

     

    BIBLIOGRAFIA

    NICOLA DE MONTE, Una gemma del Gargano, Arti grafiche il pescatore, Foggia, 1955;

    LEONARDA CRISETTI GRIMALDI, Cagnano Varano, centro storico, economia, salute, costumi, società, Acropolis Manfredonia, 1999;

    LEONARDA CRISETTI GRIMALDI, La grotta di San Michele e il culto del Santo, ed. Gioiosa, 1993;

    LEONARDA CRISETTI GRIMALDI, La grotta di San Michele, Itinerari lungo la laguna, Acropolis, Manfredonia, 1999;

    LEONARDA CRISETTI GRIMALDI, Bbèlla te vu mbarà …, Canti e storie di vita contadina, Centro Grafico Francescano, Foggia, 2004;

    Documenti, Archivio comune di Cagnano Varano(Fg), delibere;

    Documento, Diario delle pontificali funzioni fatte dal cardinale Vincenzo Maria Orsini, arc. Di Siponto, 1675, Cagnano, 1676

    F. ARCANGELO D AMONTESARCHIO, Cronistoria della Riformata provincia di Sant’Angiolo in Puglia, Napoli, 1734;

    Inventario dei PP Riformati di San Francesco, titolo santa Maria delle Grazie, A.S.F., AMM. Int., F 141, f.32;

    Internet, … sul culto mariano e della Madonna delle Grazie.

     

     



    [1] La questua.

    [2] Pignata, misura di capacità dei liquidi, equivalente a l 2,5.

    [3] Mezz quart, misura  degli aridi usato ancora nella prima metà del secolo scorso, equivalente a circa 6 kg.

    [4] Quartucc, l’quivalente di 2,5 l.

    [5] Mzzette, misura eglia riti, equivalente a 24 kg;

    [6] tumml, misura di capacità degli aridi, corriponsìdente a 56 litri, circa 48 kg di grano.

    [7] Star, l’equivalente di 10 litri di olio.

    [8] Fuochi d’artificio

    [9] Pizza con farina di crusca.

    [10] Lett. “da cacciare”, raccogliendo qua e là sulle pareti e sul fondo della madia.

    [11] Madia.

    [12]Spaghetti doppi fatti in casa con un attrezzo opportunamente scanalato detto “ndroccl”.

    [13] Involtini di vitello di secondo taglio conditi con aglio, prezzemolo, olio e sale.

    [14] Fegato tagliato a strisce condito con pezzetti d’aglio, prezzemolo, formaggio, un filo d’olio, avvolto prima nella “ rezza” e poi nelle budella di agnello.

     

    [15] Sandali, imbarcazioni tipiche del luogo.

    March 30

    Il Fanciullo e il folklore, Le gemme del Gargano trionfano a Clusone con il cortometraggio sulla Madonna delle Grazie

    25ª edizione Il Fanciullo e il folklore, Clusone (BG),

    4ª edizione Etnodemoantropologico filmfestival

    “Devozione popolare, festa tradizionale”, Raduno internazionale dei gruppi folclorici giovanili organizzato dalla FITP.

     

    Premiazione

    La mattina dl 29 marzo 2009 alle ore 8,30 bambini di diverse gruppi etnici e religiosi europei, insieme ai propri genitori e accompagnatori, organizzatori e autorità cittadine gremiscono la basilica di Santa Maria Assunta che col suo campanile domina la cittadina di Clusone ( Bg), accanto alla casa dei Disciplinati che, nel tetro affresco della “Danza macabra” del secolo quindicesimo, mostrano il proprio Regolamento.

    Chi seduto, chi in piedi assiste alla Santa Messa non senza emozoni. Prende, infine, la parola il sindaco della cittadina bergamasca, esprimendo il proprio stupore, alla presenza di voci, suoni, colori, sentimenti religiosi diversi ma non dissonanti, accomunati da medesime finalità. Un panorama sfaccettato e complesso, proprio come il mondo da costruire. Stupore – commenta ironicamente- che colpisce anche il Creatore, che in questi giorni sta versando fiumi di lacrime”.

    La pioggia insistente causa una varianzione del programma e la cerimonia di chiusura ha luogo all’oratorio e non all’aperto.

    Il corteo multicolore e multivocale si snoda, quindi, piuttosto rapidamente, raggiungendo la sala della premiazione, che immediatamente si riempie di gente. Sul palco rappresentanti di diversi gruppi in costume suonano con strumenti tipici, mentre fanciulli e organizzatori si lasciano trasportare dai suoni e ritmi, che invitano al ballo, coinvolgendo tutti gli astanti. 

    Il momento della premiazione si avvicina. L’emozione sale. Ogni gruppo in cuor suo pensa di farcela. … ed ecco, finalmente, il presidente della FITP Benito Ritoli apre la busta sigillata, firmata dai giurati. Dà una sbirciatina e passa la parola al collaboratore, che comunica i risultati. Prima, però, comunica i criteri di valutazione e i descritttori adoperati dalla giuria, che dispone di 95 punti:

    1. qualità dell’elaborato incentrato sulla pertinenza (è l’elemento che ha maggior peso, disponendo di 30 punti);
    2. coerenza componenti artistiche (20 punti max);
    3. qualità della struttura (15 max)
    4. qualità degli aspetti tecnici (montaggio, fonica, ... max 15 punti)
    5. potenzialità di collocare il filmato nella medianità costituenda (15 max).

     

    Terzo premio al gruppo Is Currullerisi de su brugu di Oristano

    Secondo premio al Diemedelis della Lituania

    Primo premio a Le gemme del Gargano junior di Cagnano Varano (FG).

     

    Al gruppo “Gino Avella” dell’Istituto Comprensivo “Cardinale Dusmet” di Nicolosi (Catania) il premio della critica. Ottimo documentario, ma mancano i fanciulli. Hanno inoltre partecipato i seguenti gruppi folklorici: “La Morgia” di Pietracatella (Campobasso), “Le Ginestre dell’Etna” di Nicolosi (Catania), “La Provenzana” di San Bartolomeo in Galdo (Benevento), “Ugnele” (Lituania), “Ortensia” di Ortezzano (Ascoli Piceno), “Suvartukas” (Lituania), “Lefkas Dance Groupe” (Grecia), Kamenskie Perezvonea" (Russia), Scuola primaria e dell’infanzia “Vecchiacchi” di Filicaia (Lucca), Scuola primaria “Radice” di Camporgiano (Lucca).



    Il cortometraggio del gruppo garganico ha ottenuto il massimo dei punti nei primi due elementi di valutazione, un buon risultato nel terzo, mentre difettava un po’ sotto l’aspetto tecnico. Giudizio corretto quello espresso dalla giuria, condiviso dalle Gemme del gargano Junior, che sperano di potersi permettere un tecnico al prossimo anno.

    La commozione dei ragazzi, dei loro genitori, del direttore artistico- Gianni Cerrone,  e degli accompagnatori- presente anche chi scrive, co-ideatrice con il direttore artistico  e produttrice dei testi, e il primo cittadino di Cagnano Varano Nicola Tavaglione- era varamente tanta. Anche perché con i tempi che corrono si perde fiducia nella giustizia. Invece non è stato così, perché questa giuria ha premiato il migliore DVD, incentrato sulla devozione dei cagnanesi verso la Madonna delle Grazie.

     

    L’iniziativa de Il fanciullo e il folklore ha visto quest’anno la partecipazione di mille bambini, 11 paesi europei: 24 gruppi che nelle giornate del 27 e 28 marzo hanno offerto la propria performance indossando gli abiti della tradizione, nella mattinata del 28 – presente la giuria- hanno visionato i DVD dei partecipanti con il tema La devozione popolare, Festa tradizionale, e la mattina del 29 si sono incontrati per la celebrazione eucaristica, la parata internazionale della Gioia e la premiazione.

     

    Non c’è chi non vede nell’iniziativa della Federazione Italiana Tradizioni Popolari quel futuro gioioso, pieno di solidarietà e spirito di fratellanza, che ciascuno di noi auspica. Imparando a specchiarci nei volti dei bambini,  ispirandoci alla semplicità dei loro cuori, è possibile sperare in un mondo di pace.

     

     

    February 16

    Francesco Bocale, cenni biografici

     

     

     

    Maestro, poeta e narratore, Francesco Bocale

    nasce a Cagnano Varano il 4 gennaio 1953, in via Cannesi, da genitori di umile condizione: mamma Michelina e papà Vincenzo, che gli danno due fratelli. Trascorre gli anni dell’infanzia guadagnando gli spazi, dentro e fuori l’abitato, respirando aria di libertà, insieme ad altri fanciulli del paese.

     

              Grazie alla benevolenza di don Pietro Pasquarelli, padre missionario e fratello di don Angelo, parroco della Chiesa Madre, Francesco frequenta poi gli anni della scuola media e il biennio di scuola superiore nel collegio di San Giuseppe Vesuviano (Napoli). Cinque anni importanti, in cui deve prendere importanti decisioni.

     

              La vita del seminario infine non lo convince. Ritorna a Cagnano e decide di ultimare gli studi frequentando il terzo e quarto magistrale al “Pestalozzi” di San Severo. Dopo aver conseguito il diploma, si iscrive al corso di pedagogia dell’università di Milano e sostiene tutti gli esami. Avendo superato il concorso magistrale in provincia di Como, lascia l'ateneo e si dedica all'attività di insegnamento. Conosce Maria Grazia, si sposano e mettono al mondo due figli: Enea e Giacomo.

     

    D’estate, però, e a volte in occasione  delle feste tradizionali, Francesco sente il bisogno di venire giù nel Gargano a respirare l’aria della sua terra e probabimente per trovare ispirazione per le prime produzioni che sembrano risalire agli anni Novanta. Dopo aver offerto un interessante contributo alla raccolta di poesie dell’associazione culturale L’Alternativa, che firma con lo pseudonino di Apulo Cannesi, dà alla stampa Infanzia, giorno beato (1995), opera in prosa in cui canta con un certo pudore l’amore nostalgico  per Cagnano Varano, luogo della memoria, e L’arcobaleno è il sogno di un bambino (1999),  un volumetto in cui conduce  i suoi piccoli scolari a sperimentare l’arte poetica.

     

     Più intenso, dal punto di vista produttivo, in ogni caso, è l’ultimo decennio. Nel 2001 dà alla stampa Misura dei miei passi, raccolta di poesie autobiografiche in cui, tra nostalgia e stupore per l’infanzia e desiderio di dare pace alle pulsioni della vita, dà prova di essere capace di poesia “semplice” e “vera”, come scrive Tullio De Mauro in prefazione.

     

    Quattro anni dopo pubblica Quando il silenzio si fa poesia,  il “percorso di oltre quattro anni da me compiuto alla ricerca di Dio e di un nuovo modo di esistere- mi scrive l’autore. Vi troverai fragilità, spiritualità, dolore, pianto, silenzio, grida, stupore, temi a me molto cari”.  Raccolta agevolata dal dolce sostare di Francesco nel silenzio della contemplazione dei monasteri benedettini della Brianza e, soprattutto, dalla capacità di porsi nella posizione di ascolto, di veicolare il silenzio attraverso versi ben curati.

     

    Nel maggio 2007dà alla stampa Quando la cipolla fece piangere il padrone, paràule’, fatti, personaggi e luoghi della nostra tradizione”, un’opera che consente al lettore di entrare nel contesto garganico della civiltà contadina, in quel mondo di valori e di usanze in grado di dare senso e di orientare in qualche mondo i bambini  e le bambine, i giovani e le giovani, le mamme e i papà, i nonni e le nonne, conferendo loro una precisa identità.

     

    A Turate, un paese dinamico, di circa ottomila anime, da diversi anni problemi di salute stanno, intanto, mettendo a dura prova il coraggio e la voglia di vivere del narratore-poeta. Francesco non si arrende e frenetico continua a scrivere, devolvendo parte del ricavato delle sue produzioni a scopo di beneficenza.

     

    Ed ecco, nel dicembre 2008 presenta il suo ultimo lavoro: “Ho camminato per sentieri infiniti”, una raccolta di settantatrè poesie, scritte  nell’arco temporale di circa un anno, che riportano scrupolosamente luogo, giorno della settimana, data e ora del componimento, persone e circostanze, quasi per annotare, come in un diario, le emozioni, i turbamenti, l’angoscia ma anche le esplosioni di gioia e di speranza, che l’ hanno accompagnato nel corso della sua malattia.  “È il libro della maturità- scrive l’autore- di un uomo di fronte al mistero del dolore che incalza, che pone domande, cerca risposte, dell’uomo che vuole essere protagonista costruttore, indagatore, che non nega la fede in Dio e negli uomini.”

     

              “Devo scrivere, perché la poesia è ormai per me una terapia” – mi dice dall’altro capo del telefono.” Ma il “cavallo è imbizzarrito” e Francesco non ce la fa. Si spegne la mattina del 15 febbraio 2009, in Saronno, reparto di oncologia.

     

              A ben guardare, pare di vedere in Francesco due anime : quella del narratore e quella del poeta. Anime che si riflettono nei nomi con i quali firma in genere, rispettivamente, le produzioni in cui rievoca le tradizioni garganiche e quelle in cui canta le pene e le gioie dell’anima. Francesco Bocale è, perciò, il poeta, mentre Apulo Cannesi è il narratore. Egli assegna a sé il nome di Apulo, perché pugliese, Cannesi, perché nasce in una delle più antiche e significative vie di Cagnano Varano (FG), e come Apulo Cannesi scrive Infanzia, giorno beato e Quando la cipolla fece piangere il padrone.

     

              Prima di andarsene, Francesco ha consegnato alla stampa un nuovo volume di racconti che riguardano la sua infanzia.

     

     
    February 15

    Francesco Bocale, poeta e narratore, ci ha lasciati

     

    Francesco Bocale ci ha lasciati il giorno 15 febbraio 2009.

     

    “La tua terra, il tuo lago, il tuo mare, la tua gente,

    ai quali ti sei sentito sempre legato,

    ti abbracciano e ti accompagnano con la preghiera

    nei sentieri del giardino di Dio.”

     

    Gli amici sabato 21 febbraio alle ore 18.00 s'incontrano nella chiesa Santa Maria delle Grazie di Cagnano Varano  per una messa di suffragio in onore di Francesco.

    January 12

    Porticcioli e strada lungolago istmo Varano

     

    La valutazione di impatto ambientale in sanatoria?  Da archiviare, secondo il PM, abuso d’ufficio in fatto d’impatto ambientale per i lavori di sistemazione della strada lungo lago istmo di Varano.

    A giorni l'udienza al tribunale di Lucera

     

    Il Pubblico Ministero chiede al GiP l’archiviazione del procedimento nei confronti del sindaco e del responsabile dell’U.T.C. di Cagnano Varano in merito ai “lavori di sistemazione della strada lungo lago istmo di Varano”, dopo che l’area e il cantiere sono stati sottoposti a sequestro circa un anno fa, a seguito dell’intervento dell’Ufficio circondariale marittimo di  Vieste in collaborazione con l’Ufficio locale marittimo di Rodi G.co.

    Motivi del sequestro: “occupazione e costruzione abusiva sul suolo demaniale marittimo e nella fascia di rispetto dei trenta metri dal limite demaniale marittimo senza la prevista autorizzazione rilasciata dell’autorità competente”; “deviazione di acque e modificazione dello stato dei luoghi-invasione dei terreni-danneggiamento”; “opere eseguite in assenza di concessione, in zona sottoposta a vincolo paesistico, ambientale”; “violazioni di norme in materia ambientale”; “violazioni concernenti le prescrizioni minime di sicurezza e di salute nei cantieri temporanei o mobili”.

    I lavori ordinati dal comune di Cagnano Varano, sono stati eseguiti a fine novembre 2007. Il progetto è stato avversato dai pescatori, ma soprattutto mancava dei  pareri previsti dalla normativa ambientale per opere e manufatti ricadenti in area  SIC (siti di importanza comunitaria),  ZPS (zone protezione speciale) e aree naturali protette (Parco).

    Mancano altresì il parere demaniale e le istanze motivate di esproprio, per cui alcuni pescatori hanno esposto denuncia nei confronti del committente (comune di Cagnano Varano).

    In fase di esecuzione dei lavori sono state violate le norme in materia di smaltimento rifiuti. Tantè che esiste una comunicazione trasmessa alla Procura della Repubblica di Lucera in cui si ravvisa un reato  “… nella movimentazione del terreno e nei riempimenti di alcune zone del lago [dove] venivano impiegati materiali di scarto di reti di plastica, legname, copertoni, materiale plastico di vario genere e rifiuti vari”. C’è chi dice di avere visto sotterrare  nel lungo lago addirittura resti di amianto.

    Il rilascio dei pareri previsti per la realizzazione di un’opera pubblica deve essere propedeutico alla sua cantierizzazione. Tra i pareri, meritevoli di attenzione: l’autorizzazione del Parco Nazionale del Gargano e la determina obbligatoria di V.I.A. (valutazione di impatto ambientale) dell’assessorato all’ambiente. La V.I.A.   è una procedura complessa, finalizzata “ad informare e a rendere partecipi i cittadini nei confronti degli interventi che interessano il territorio e le loro condizioni di vita. Essa  prevede tra l’altro, il deposito presso il Comune, la Provincia e l’Assessorato all’ambiente del progetto e del S.I.A.  (studio di impatto ambientale) dell’opera da realizzare; la pubblicazione su due quotidiani (uno nazionale e  locale), sul Bollettino Ufficiale Regione Puglia a inizio e a fine istruttoria, potendo accogliere il parere dei cittadini. Un iter che richiede diversi mesi di tempo.

     “Le procedure di V.I.A. hanno lo scopo di prevedere e stimare l’impatto ambientale dell’opera o intervento, di identificare e valutare le possibili alternative, compresa la non realizzazione dell’opera…”. Nel progetto di sistemazione della strada lungo lago di Varano, osteggiato da pescatori e residenti, tali procedure non sono state espletate preventivamente, come può, quindi, il PM sorvolare e chiedere di archiviare il caso, adducendo il motivo che non ci sono prove a supporto del rinvio a giudizio degli implicati (il responsabile del procedimento, il committente comune di Cagnano Varano e il direttore del cantiere)?

    È vero che col tempo, l’Amministrazione di Cagnano ha ottenuto due autorizzazioni: a) la valutazione d’incidenza dell’Assessorato all’Ambiente Settore Ecologia della Regione Puglia (20 Marzo 2008, Modugno), a circa un mese dal sequestro,  parere comunque insufficiente sulla base dell’art 4 comma 3 L.R. 11/2001 (a cui fa rif. l’assessorato all’ambiente nella valutazione d’incidenza prodotta), in quanto l’intervento ricade in area protetta; b) l’autorizzazione rilasciata dall’Ente Parco Nazionale del Gargano, sebbene condizionata da alcuni paletti, tra cui “che i materiali di risulta vengano conferiti in discariche autorizzate”, a distanza di un anno dall’inizio lavori.

    Ciò nonostante, come può giustificarsi la richiesta di archiviazione di un caso nel quale non sono rispettate le norme recepite dalla Regione e riconducibili alla CEE, che prevedono il rilascio dei pareri prima della cantierizzazione e non successivamente, quando impatti negativi sono stati già creati e l’habitat pregiudicato?

    Di fatto  l’intervento di risistemazione e pulizia della strada lungo lago ha stravolto il delicato equilibrio costiero, minacciato da sesse, maree, venti e moto ondoso. Sono stati creati nuovi porticcioli affatto funzionali, rimuovendo quelli esistenti. Corposi sbancamenti di materiale allo scopo di allineare la strada, hanno prodotto una riduzione del livello di costa, causando l’inondazione dei terreni, l’erosione  e l’impaludamento. In precedenti articoli, ho già evidenziato come l’opera, non si sia dimostrata  funzionale, peggiorando le condizioni dei frequentatori del lago, pescatori, turisti e altri fruitori occasionali, innescando problematiche di natura idrogeologica e contravvendo alle Direttive “Habitat”, recepite con il  D.P.R. n° 357/1997. C’era, infatti, nell’area, un complesso sistema dunale, caratterizzato da vegetazione pioniera a Salicornia, che ora non c’è più (vedi blog Dina Crisetti). Un attento studio avrebbe potuto conservare tale complesso sistema, armonizzandolo con l’intervento oggetto di queste riflessioni.  

    In una nota, datata 4/12/2008, il responsabile U.T.C. del comune di Cagnano Varano, con sollecitudine dichiara “che i lavori devono essere completati e rendicontati entro il 31/12/2008, pena la perdita del finanziamento”, lasciando intuire che bisogna affrettarsi con l’istruttoria.

    Finanziamenti, che giustificherebbero la fretta di iniziare i lavori - nonostante il parere avverso degli operatori -,ma che in realtà pare che non esistano. Infatti l’allegato 3 POR Puglia 2000-2006 Misura 4.16 dice espressamente che il progetto “completamento strada lungo lago sull’istmo isola Varano” proposto dal Comune di Cagnano Varano non è coerente con gli obiettivi previsti nella comunicazione (Prot. 36/SP/1385 del 7/08/2007). Motivo di esclusione, il “non dichiarato avvio iter, né ottenimento di autorizzazioni ambientali, seppur necessarie”.

    Il sindaco di Cagnano invece, nel disporre l’esecuzione dei lavori, dichiara che il nostro Comune “è titolare di un finanziamento da parte della Comunità Europea P.I.S. n°15 Misura 4.16”. Lo stesso finanziamento dal quale sarebbe [è] stato escluso?

    I dubbi, a questo punto, sono diversi. Perché le autorizzazioni ambientali ritenute “necessarie all’istruttoria” da parte di chi ha visionato il progetto, escludendolo dal finanziamento, non sono considerate tali dall’Assessorato all’Ecologia, che, a un anno dal sequestro, rilascia una valutazione d’incidenza favorevole?

    E soprattutto, perché un’istituzione come quella comunale, ordina “opere abusive”, aprendo i cantieri, senza i preventivi pareri o autorizzazioni? Perché Ente Parco e Regione rilasciano pareri indispensabili,  propedeutici all’intervento, soltanto ex post? Perché il PM chiede l’archiviazione del caso?

     

     

    December 25

    “La luce dell'ombra”, un film surreale del foggiano Carlo Fenici

     

     “LA LUCE DELL’OMBRA”

    Film surreale, del foggiano Carlo Fenizi, che dà spazio all'inconscio

     

    .

    Il film, ora in fase di montaggio, presenta un cast multiculturale. Vede, perciò, protagonisti attori e attrici italiani di Capitanata, brasiliani, spagnoli e francesi.

    Il lungometraggio è ambientato in una splendida villa di campagna pugliese, dove un’opulenta famiglia meridionale si riunisce per una veglia funebre.

    Cerimonia che offre ai personaggi lo spunto per uscire dagli schemi posti dalla razionalità, lasciando emergere il proprio inconscio e dipingendo una realtà contrassegnata da contraddizione, irrazionalità, sogno.

    Veglia funebre che, di conseguenza, si fa presto palcoscenico di vicende surreali e paradossali.

    Pietro Maria Caria, produttore, ha voluto concedere tutta la sua fiducia al regista Carlo Fenizi, nonché autore della sceneggiatura del film.

    Fenizi ha diretto il lungometraggio con il prezioso contributo di Josep Delgado de Molina Martinez, assistente alla regia, e la valenzia dell’equipe di tecnici spagnoli, che hanno saputo portare avanti questo particolare progetto italo-spagnolo con impegno e adesione alla linea stilistica surrealista dell’equipe di regia.

    Tra gli attori protagonisti ricordiamo i nomi di Julieta Marocco, Maria Rosaria Vera, Chiara Fenizi e Giovanni Prisco.

    Il film è un omaggio al teatro, alle tradizioni e alle contraddizioni dell’essenza meridionale, ai dialetti garganici, al musical “ The Rochy Horror Picture Show”, con sfumature tematiche e formali di umile e dichiarata ispirazione Felliniana.

    La scelta della Spagna come location nascerebbe dal bisogno di osannare le radici culturali comuni dei popoli mediterrani: spaziando dal flamenco alla taranta.

     

    Cenni biografici

    Carlo Fenizi, ventiquattrenne, autore e attore di molti cortometraggi e commedie teatrali, ha conseguito la laurea in Letteratura e Cinema a “ La Sapienza” e il diploma all’“Instituto Cervantes” (Centro ufficiale di studi di lingua e cultura spagnola) a Roma. Vanta, inoltre, esperienze vissute in Spagna, dove ha deciso di realizzare il suo primo progetto cinematografico.

    December 10

    Natale giovane 2008: Tendenze

     

     Avvicinandosi il Natale, abbiamo pensato di indagare sul rapporto tra I giovani e il Natale con il proposito di verificare se e fino a che punto il senso del Natale, la religiosità, le tradizioni, i valori sono consegnati alle nuove generazioni.

    Il campione, cui è stato sottoposto il questionario, è prevalentemente femminile, costituito da 55 studenti liceali di età compresa tra i 15 ai 18 anni, formato  per l’89% da cagnanesi, per il 7% da carpinesi e il restante 4% da ischitellani. Il questionario è stato costruito con gli stessi alunni, dopo aver effettuato un’indagine preliminare.  Abbiamo, quindi, letto, tabulato, elaborato i dati desunti dalle varie risposte, individuato le tendenze che qui partecipiamo.

    I giovani del Gargano durante le vacanze natalizie amano stare in famiglia, soprattutto quella estesa, comprensiva di genitori, fratelli, nonni, zii, cugini.  Il Natale è la festa che più attendono nell’anno, sia perché si fanno acquisti e si fa vacanza dalla scuola, sia perché ci si riunisce con i parenti e gli amici. Microsoft Word - relazione tendenze natalizie giovanili.pdf Microsoft Word - relazione tendenze natalizie giovanili.pdf In casa le famiglie trovano ancora il tempo di dedicarsi alla preparazione dei dolci della tradizione, dell’albero e del presepe; quasi tutte abbelliscono le proprie abitazioni con festoni e luci colorate.

    Le domande (7-10) del questionario danno conto della cultura materiale culinaria del periodo natalizio, che risulta alquanto variegata. Dalle risposte emerge comunque che alcuni piatti tradizionali “resistono”, senza farsi travolgere dall’ondata di cambiamento.

    Le domande che vanno dal n°10 al n°13 hanno lo scopo di conoscere con chi si relazionano gli adolescenti durante il periodo natalizio. Pare di leggere che i principali punti di riferimento siano i familiari, quindi gli amici.

    Con le domande 14 e 15 vogliamo scoprire se gli adolescenti si comportano diversamente quando si muovono all’interno della famiglia o dei gruppi amicali. Il risultato è che i giovani assumono bevande alcoliche e analcoliche in genere sia quando sono in casa, sia quando sono fuori.

    Le domande 17-18 intendono scoprire l’atteggiamento degli adolescenti verso le buone pratiche insegnate dal cattolicesimo, chiedono se essi partecipano al rito eucaristico della Veglia e del giorno di Natale, di Capodanno e dell’Epifania.

    Gli ultimi due quesiti (19 e 20) danno conto del modo di trascorrere il tempo libero dei nostri adolescenti e dei giochi natalizi. Riguardo al tempo libro,  il valore più alto riguarda lo stare insieme con gli amici al bar, in villa, nei locali, riguardo al gioco la fa da padrona ancora la vecchia tombola. 

     

     

    December 04

    Il pubblico giovanile di Cagnano non sembra avere apprezzato il convegno che è stato comunque utile

     

    Nonostante sin dall’inizio alimentassi dentro di me il dubbio sulla possibilità incontrare i giovani al convegno e sull’eventualità che aprissero i loro cuori ad un pubblico eterogeneo, con varie fasce d’età e rappresentanti di diverse categorie sociali, a causa della riservatezza tipica dell’età e dei problemi relazionali, chiedo a diversi giovani, che ho la fortuna di incontrare tutti i giorni:

    -          Perché non siete venuti al convegno?

    -          Professoressa, ma che volete sapere da noi, che non sappiamo chi siamo e cosa vogliamo! Sbotta,  con fare liberatorio, una diciassettene.

    C’è chi parla di scelta infelice della data e degli orari, perciò mi permetto di considerare:

    -          Non vi stava bene il giovedì o il venerdì perché dovevate studiare? Allora sarete presenti questa sera che è sabato. Che ne dite?

    -          Il sabato? Ma noi dobbiamo uscire!

    -          Noi, professorè, non andiamo, perché il convegno non ci attrae, non vogliamo sentire un comizio!

    Qualcun’altra ritiene che il convegno non possa cambiare la realtà delle cose, tanto alla fine si deve andare via da Cagnano, proprio  come hanno fatto altri giovani. C’è anche chi dice che non sapeva, chi ha dimenticato, chi aveva altro da fare, chi non sa perché non è andata/o.

    Prendono la parola alcuni giovani che hanno partecipato all’iniziative della ..., convergendo sul fatto che una sola esperienza è stata portata a termine con successo: una serata danzante.

    -          Con  alcool e fumo (aggiunge una ragazza).

    -          Sigarette?

    -          Ma che sigarette!

    -          Con la parrocchia abbiamo organizzato anche una festa in maschera, senza alcool, però, chi è venuto?  Fa eco un’altra.

    Avete perso una bella occasione, concludo. Avreste potuto utilizzare uno spazio messo a vostra disposizione per far udire la vostra voce. Vi lamentate che a Cagnano non si fa mai niente, però, quando si organizza qualcosa, voi avete altro da fare.

    Probabilmente i convegni sono una realtà assurda per i giovani e occorre inventarsi strategie più allettanti. Dagli interventi di questi giovani, in ogni caso, oltre al disinteresse di facciata per l’iniziativa, sembra emergere sfiducia, disillusione, assenza di sogni, precarietà.  E siccome i giovani sono anche il riflesso della società, dovremmo chiederci dove abbiamo sbagliato e come possiamo rimediare senza perdere altro tempo.

     

     

     

    Il convegno è stato comunque utile

    Anche se i giovani erano in gran parte assenti, il convegno è stato comunque utile, perché durante le tre serate un considerevole numero di adulti, rappresentanti delle associazioni, dell’amministrazione comunale, parroci, educatori, docenti, mamme e papà e parte dei giovani hanno condiviso un medesimo spazio e cercato di interagire e di comunicare, in diversi casi gettando la maschera.

    Da alcuni interventi pare di capire che i giovani di Cagnano siano come tutti i giovani d’oggi,  senza grossi problemi. Da altri si evince  che “a Cagnano siamo messi male”, “è inutile nasconderci”, che non è il caso di “strumentalizzare i giovani”, che le associazioni sovvenzionate dall’amministrazione dovrebbero rendicondare sui progetti attivati, verificare le ricadute positive sulla collettività, che bisognerebbe “spendersi per il sociale” senza fini di lucro.

     

    Da dove  cominciare

    Bisognerebbe recuperare il significato e il senso dell’educare, inteso sia come e-ducere, tirare fuori maieuticamente, sia come  e-ducare, condurre, guidare, coltivare. Un compito che spetta primamente alla famiglia, quindi e collateralmente alle altre istituzioni non formali (parrocchie, associazioni, gruppi) e formali (scuola). L’educazione, in ogni caso, è un processo fatto di buone pratiche orientato alla crescita cognitiva, affettiva, sociale e morale del soggetto umano.

    A tal fine, occorre riflettere sul modello educativo della società dei consumi, veicolato dai mezzi mass e multimediali, fondato sull’avere, sulla competizione negativa, sull’individualismo e sull’isolamento; ridisegnare – se si crede- un nuovo progetto educativo incentrato sull’interiorità dell’essere, sul rispetto umano, sulla valorizzazione della diversità, sui diritti dell’uomo (alla vita, alla salute, al lavoro).

    Un progetto umano che prevede l’alleanza di famiglia, scuola, enti locali, mondo delle assoziazioni,  i quali devono convergere sui valori condivisibili, sugli insegnamenti e tradizioni da trasmettere alle nuove generazioni mediante l’inculturazione.

    Progetto che dovrebbe essere elaborato sin dal concepimento della vita, via via coltivato con cura, per realizzare le inclinazioni naturali dei bambini e delle bambine, senza usare i figli come strumento per riscattare la propria posizione sociale, utilizzando il tempo necessario, senza lasciarsi prendere dalla fretta.

    -          Bambini ,presto a vestirsi! Tu, ancora in bagno? La colazione è pronta. In fretta, c’è la scuola. Subito dopo il pranzo, la Tv, quindi il corso di danza, l’ora della palestra. Ancora la televisione. Si  fa tardi… e i compiti per casa?

    Alla fine della giornata i nostri bambini sono stanchi morti e spesso con la coscienza (ammesso che ce l’abbiano) sporca.  E così il giorno successivo  e tutti gli altri da un corso all’altro (sovente a pagamento),  senza avere spazio per sé, per guardarsi dentro e coltivare i propri interessi  e, soprattutto, senza che ci sia un minimo raccordo tra le istituzioni, gli interessi delle quali spesso confliggono.

    Quando noi eravamo bambini, al contrario, avevamo molto tempo libero, giocavamo in strada, condividevamo giochi , un pezzo di pane [pure quello scarseggiava in passato!] con i compagni, esperienze con il vicinato, esercitavamo la manualità costruendo i nostri giochi con rimasugli, pale di ficodindia, rametti, pietre, sfoffe.

    Oggi i bambini, sommersi da regali e giochi che probabilmente non hanno il tempo di usare, non riescono a sperimentare  il gusto di fare da sé. Ottengono e pensano di avere tutto o quasi, purché non “diano fastidio”, o – come si dice da noi – Bbasta che te live da nanze”, diventando sempre più fragili, chiudendosi in sé di fronte agli ostacoli.

    Non farà  meraviglia se, anche quelli che da piccoli sembravano docili e ubbidienti, appena adolescenti, tireranno fuori tutto ciò che, da bravi bambini, avevano rimosso, per costruire una nuova identità, dibattuti dal desiderio di camminare da soli e il bisogno di aiuto e riconoscimento. In questo processo vale molto il punto di vista del gruppo amicale, ma quando gli amici non sono affidabili si corre il rischio di deviare. Di qui le paure sia di chi è impegnata a crescere sia dei grandi.

    Gli adulti, inoltre, sono presi da problemi di varia natura: crisi per problemi di coppia e di comunicazione, bisogno di sentirsi giovani, conflitti di ruolo,  soldi che non bastano, lavoro che non c’è e che, quando c’è, mal si concilia con le esigenze della famiglia e dei figli. 

    Intanto sui figli, che non hanno facoltà di scegliersi i propri genitori, e sulla loro crescita pesa il clima che si respira in famiglia. Accade perciò che, come il cane ce si morde la coda, abbiamo figli scontenti dei padri e padri  scontenti dei figli, famiglie in crisi e società malata.

    Il problema dei giovani è dunque complesso, molto in più che in passato, per tanti motivi che sarebbe lungo spiegare. Uscire dal circolo vizioso si potrebbe, intervenendo, però, su ogni anello del sistema educativo, a partire dal micromondo familiare. C’è bisogno di formazione anche per diventare genitori consapevoli.

     

    Patto educativo: Idee e proposte

    1. Cancellare la parola:- vai! Fa star male
    2. Partire dalla famiglia, perno delle iniziative socio-culturali
    3. Insistere sull’educazione
    4. Porsi in soluzione di continuità
    5. Promuovere il benessere inteso come qualità della vita dei giovani e soprattutto dei più deboli
    6. Curare la formazione, accrescendo le conoscenze e le competenze dei formatori coinvolti nel patto educativo (genitori, operatori socio-culturali, educatori, associazioni)
    7. Sostenere la genitorialità della Chiesa per risposndere al bisogno d’amore
    8. Far nascere un gruppo interistituzionale
    9. Organizzare servizi, spazi sportivi, ricreativi, di comunicazione e informazione
    10. Stendere il piano dell’offerta educativa territoriale
    11. Promuovere la rivoluzione della mentalità
    12. Smettere di stare da soli
    13. Favorire l’aggregazione che non ingabbi
    14. Favorire l’incontro e il dialogo intergenerazionale
    15. Raccordare i contesti formale, non formale, informale
    16. Attivare la progettazione partecipata e politiche giovanili nel territorio
    17. Individuare e utilizzare in modo efficace le risorse umane e materiali del territorio
    18. Creare cooperative dove i giovani possano trovare spazi di partecipazione, aggregazione, aiuto ai soggetti indifficoltà (bambini, diversamente abili, anziani)
    19. Fare volontariato e attivare laboratori (sportivi, drammatizzazione, canto, musica, per esercitare la manualità
    20. Valorizzare le risorse nascoste dei giovani, specie di chi ha fatto esperienze.

     

    Interventi

    • Noi adulti dobbiamo imparare a condividere, cominciando con l’incontrarci e stare insieme. I giovani hanno bisogno di questo. Se noi ci ammazziamo tra noi, se litighiamo, forniamo ai giovani l’alibi per non crescere e cattivo esempio (parroco).
    • Sono un giovane di Cagnano,  sempre vissuto a Cagnano e questa sera voglio dire che qui a Cagnano siamo messi male. Ci sono associazioni, c’è gente che opera, però, devo dire che queste esternazioni sono strumentalizzate e politicizzate, dietro le persone ci sono interessi privati. Lavorare per il sociale significa mettersi a disposizione, impegnarsi senza chiedere nulla in cambio. A tale proposito sono orgoglioso delle esperienze della nostra associazione e lo voglio dire in maniera forte, un’associazione che opera da 4 anni, che ogni anno conta mediamente cento ragazzi iscritti e siamo insieme uniti per la passione per il calcio senza chiedere in cambio nulla. Allora il problema è proprio questo. Le idee ci sono, i porgetti ci stanno. È nescessario che ciascuno si deve impegnare.
    • Credo che questa sera sono stati fatti sostanzialmente critiche e spot non invece proposte concrete. Ci sono realtà migliori delle nostre. Penso che anche gli adulti hanno la propria vita. Non possono pensare solo ai figli.
    • Dobbiamo cambiare mentalità. Il proprio “io” si costruisce pian piano. Se ognuno resta col proprio pensiero, se non ci mettiamo in relazione, non si va avanti.   Dobbiamo coinvolgere tutti quanti. Cambiare mentalità.  
    • I giovani hanno bisogno di guida dei genitori, del professore, … .
    • Purtroppo oggi la famiglia ha molti  problemi. Anch’io da giovane ho avuto problemi, anche i giovani del passato hanno avuto difficoltà (papà emigrati, mamme in campagna, solitudine). La parrocchia, la scuola, la strada, la chiesa, alcune persone mi hanno aiutato a crescere. Sono covinta che insieme si deve, si può collaborare,insieme è possibile.
    • Oggi mancano i modelli. Bisogna rendersi conto che i giovani sono cambiati. Aprire spazi dove i giovani possano parlare, confrontarsi. Vedo che stasera stiamo parlando non dei giovani ma di noi. Coltivare la speranza.
    •  A Cagnano ci sono già diverse associazioni sportive, iniziative eccellenti. Se le associazioni riuscissero a coordinarsi ci sarebbe modo di crescere. …  si tratta solo di incontrarsi, cominciare a fissare qualcosa su cui parlare.  I ragazzi a casa si scocciano, hanno bisongo di spazi in cui incontrarsi.
    • Non vedo i giovani. Stiamo forse anche noi preparando un piatto pronto, visto che i giovani protagonisti di questo convegno sono rappresentati solo da un’esigua minoranza?
    • I giovani non ci sono perché gli adulti non li conoscono. A Cagnano c’è bisogno di cambiare mentalità, di dialogare, di condividere la diversità. Da piccoli ci dicono:- Con  quello non devi andare, quello non lo devi aiutare, non fare copiare. Si vede il papà che picchia la madre. Bisogna invece aiutare chi è in difficoltà, farlo venire a casa, vedere insieme un film. Noi condanniamo invece i ragazzi “diversi” a stare in strada. In giovani non ci sono a questo convegno ma i grandi sì. Voi siete qui perché avete paura.  Ci sono bambini che hanno bisogno di amore (come risulta dalle mie esperienze). Cominciare a mobilitare le coscienze, sensibilizzarle verso la diversità.
    • Penso che il  giovane cagnaese, problematico come tutti i giovani, assumendo i valori di contesto, si distigua da tutti gli altri. La carenza di solidarietà nella società cagnanese, che in qualche modo sta emergendo, mi pare affondi le radici nella nostra  cultura, la stessa tramandata dal proverbio che dice “chi tè la casa grossa, l’ha dda nghì de spine (chi ha la casa grande, deve riempirla di spine”, o dell’altro che recita : “vu fregà lu vucine, còrechete la sera prèste e gàvezete subbete la matina” (vuoi superare il vicino, a sera vai a letto presto e di mattina alzati di buon ora). Detti che, insieme agli atteggiamenti di chiusura e competizione, sembrano confermare che non c’è spazio per gli altri. Questo però non vuol dire che non si debba iniziare a costruire una comunità più coesa e modificare l’identità, patendo dalla famiglia.    
    • Sono una studentessa di scienze della formazione che nel fare servizio civile  ha realizzato insieme al gruppo un progetto sulle fiabe, poi vendute per aiutare i bisognosi.
    • È vero che i genitori impongonoi le regole ai figli, ma è anche vero che i figli non hanno la forza di reagire. Quando io avevo 15 anni e la mamma mi imponeva qualcosa che non condivedo, io  la contrastavo. Questa aria di sufficienza secondo me nuoce ai giovani. Ci son persone che hanno viaggiato, studiato fuori, visto realtà diverse, perché, quandos ono tornate a Cagnano, non hanno fatto diversamente? Perché non hanno fatto nulla per questa comunità. Invece tutto è tormato come prima. Giovani che hanno studiato e che dovevano portare novità a Cagnano. È vero, perciò, che i genitori hanno fatto niente, ma anche i figli hanno fatto niente.  
    • Non mi stupisco che i ragazzi non ci siano. La vedo difficile che i ragazzi partecipino. Quelli che ci sono coraggiosi. Io non la vedo male.  Cagnano ci sono giovani che fanno sport. Abbiamo giovani in tutte le facoltà italiane. Anche dottori e ingegneri di fama internazionale. …  A Cagnano bisogna organizzare i giovani, mettere a disposizione tutto quello che c’è a livello di amministrazione. [Riporta alcune esprienze realizzate con i ragazzi del servizio civile e la Consulta giovanile].  Possiamo dire tutto quello che vogliamo. Mancano spazi pubblici liberi per  i giovani, spazi gestiti da giovani. Le associazioni sportive: si creano scontri anche per la gestione delle palestre. … almeno il 50% dei ragazzi del servizio civile va via. Si può restare a Cagnano anche facendo nascere una cooperativa a sfondo sociale. … Se viaspettate che un quarantenen o un cionquantenne  riesca a capire le esigenbze dei giovani diventa tutto più complicato.
    •  Si deve pensare ad una consulta giovanile con dentro tutte le associazioni perché queste conoscono il territorio.
    • Partire dal basso, con gli oratori. Ho frequentato e visto come funziona un oratorio.
    • Un convegno dove, purtroppo, mancano i giovani. Il problema è uno solo. In Parrocchia non c’è stata continuità. Incominciamo a lavorare insieme, sentiamo le problematiche. Di associazioni ce n’è un’infinità. Prendono i contributi. Cosa dannno ai ragazzi?  Alivello di amministrazione manca il controllo. Ognuno pensa a salvre il proiprio orticello.  
    • Diciamo le cose come stanno, dobbiamo avere il coraggio di metterci insieme e fare il “mea culpa” senza tirare acqua al proprio mulino. Stiamo andando sempre più giù.
    • Ho organizzato per la seconda volta il Cagnano folk festival., non senza problemi. Oltre a quello economico, c’è il grande problema che  gli adulti non ci ascoltano. Questo è grave nella società del terzo millennio. Apello a tutti:- aprite le orecchie, sturatele come si fa con il lavandino),perché non c’è società senza giovani, perché i giovani prendono il vostro esempio. I giovani possono sbagliare, ma a loro è concesso sbagliare per il fatto che essi sono giovani, non hanno esperienze, voi invece non potete. Ognuno di voi dovrebbe prenderci per mano, guidarci. Ci rimproverano che vogliamo cambiare il mondo. È certo che vogliamo cambiare il mondo. Vi sembra un mondo decente questo che ci state consegnando?
    • Faccio sport, mi sono laureato, ho realizzato diversi progetti dentro e fuori la scuola, anche con l’aiuto del dirigente.  È giusto che ci siano le associazioni. …
    • Condivido l’idea dei  laboratori e soprattutto del volontariato per i disabili, la parte più debole della popolazione, che mi sta a cuore.
    • Anche noi giovani siamo deboli e seppure abbiamo idee non sappiamo a chi rivoògerci, come fare perché i progetti vadano in porto e si realizzino. Perché non creare un gruppo di lavoro che si metta a disposizione dei giovani che spesso non sanno cosa e come fare, come fare. Ho fatto esperienza in un centro di prima accoglienza dove ho visto persone istruite, esperte, a disposizione dei giovani. Noi a abbiamo bisogno di aiuto anche per trovare lavoro.
    • Grazie a tutti, a chi è intervenuto e a chi è rimasto in silenzio. Nel salutarci ricordiamo che siamo qui per i ragazzi. Per il loro bene, bisogna inizare a condividere. E in questi giorni ci siamo creati lo spazio per condividere. Dobbiamo imparare a condividere.  Sono inter venute diverse associazioni, segno della ricchezza diq uesto paese. Occorre andare avanti, provare a creare dialogo, sinergie tra associazioni, un forum di persone che si entusiasmano. Le proposte ci sono. Mi porto via un’immagine di questo luogo che sa di vivere un’appartenenza. Chiudiamo, perciò, con una canzone di Giorgio Gaber che parla di appartenenza, una parola che vuol dure “avere gli altri dentro di sé”.  
    November 28

    convegno giovani

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    Ieri sera, 27 novembre, nel salone della Parrocchia di San Francesco di Cagnano Varano (FG),  il primo appuntamento per discutere il tema: "I giovani di Cagnano: solo problemi?"

    Uno spazio per riflettere sulla condizione giovanile a Cagnano Varano, organizzato dai due parroci di Cagnano (Don Luca e Don Salvatore), e si auspica- per assumere decisioni.

    Presente un pubblico  variegato e interessato, ma con pochi giovani. Rappresentati, in ogni caso, i vari gruppi della società civile, religiosa e istituzionale: responsabili gruppi pastorale, giovanili, ass. sportive,  Proloco, assessore allo sport, parroci, genitori e ... giovani naturalmente.

    Grazie alle sollecitazioni di Don Salvatore Miscio (relatore), si è spaziato, zummando sui cambiamenti generazionali, sul processo della globalizzazione, sui condizionamenti prodotti dai mezzi mass e multimediale, sulla crisi familiare e sull'atteggiamento iperprotettivo della figura materna, sulle incertezze dei giovani, sulla loro precarietà economica ed esistenziale, sul desiderio di fuga, sui fenomeni della tossicodipendenza e dell'alcolismo, sull'isolamento dei vari "mondi di vita" dei giovani e sull'assenza e/o scarso raccordo tra le istituzioni, sul dialogo "disturbato" tra adulti e giovani, sulle scelte non sempre coerenti, sull'importanza dell'"apparire" ... .

    Problemi che appartengono a tutti i giovani e che a Cagnano assumono colori particolari, caratterizzandosi con i valori e le scelte di contesto.

    Si spera questa sera di vedere più giovani, per stringere quel "patto educativo" auspicato in prima serata.

    October 19

    Gita all'idroscalo di San Nicola Imbuti sul Varano nel 1917

     

    […] Il diploma del fratello frutta un’altra bella gita. Questa volta al vicino aeroporto. È zona di guerra ed è vietato entrarvi. Ma lozio dottore che è l’assistente dei militari dell’Aeronautica e della Marina ottiene dal comandante il permesso speciale e li accompagna egli stesso.

    A piedi, la comitiva raggiunge a qualche chilometro di distanza la riva del lago. Fa conoscenza con le sorgenti, di sotto le rocce scaturisce l’acqua dolce e par che bolla, con la Tufara, una montagna dalla quale operai specializzati cavano, a colpi di piccone, speciali blocchi ai quali danno forma di parallelepiledi, adoperati nella costruzione delle case, chiamati tufi.

     Visita le casette ove vien pesato il pesce pescato. Poi prende posto in un sandalo prenotato (l’imbarcazione usata dai pescatori del lago) che parte sulle immote argentee acque, spinto dai remi da due pescatori.

    Durante la traversata ammira le grotte ricoperte di capelvenere, gli orti dove ogmni pescatore ha una casetta o semplicemente una capanna e lo spazio per tirarvi il sandalo quando non è a lavoro.

    Sulla superficie dell’acqua ogni tanto salta qualche pesce. Gabbiani volano attenti e pronti a ghermirli. Dopo una buon ora di traversata si giunge in prossimità dell’aeroporto.

    Nell’aria s’ode, sempre più vicino, un rumore. Un uccello di grandissime proporzioni dall’alto rapidamente scende, sorvola per un po’ sul lago, scivola su un piano inclinato dalla terra verso il lago, si ferma.

    È un idrovolante spiega il dottore. E siccome egli è molto pratico del luogo, vi si reca quasi ogni giorno, capisce dalle manovre che fa rifornimento. Infatti, compiuto un giro su una spaziosa piattaforma, si rimette in volo.

    Dopo questo alla comitiva in attesa è permesso  di sbarcare.

    Un ufficiale dell’aeronautica li riceve molto gentilmente, li accompagna nella visita. L’aeroporto non è il nome proprio, si chiama invece “ idroscalo”. È un paese, palazzi bellissimi, di recente costruzione, modernissimi, muniti di tutti i conforti: luce elettrica, acquedotto, fognatura, pavimenti a mattonelle, pareti dipinte.

    Ogni finestra è protetta da retine metalliche per impedire l’invasione delle anofele, piccoli insetti volatili che producono la malaria e nel volare s’accompagnano con una musichetta molto fastidiosa per la tranquillità del sonno.

    Il dormitorio dei militari suscita meraviglia. Tra quattro assi perpendicolari infisse nella volta e nel pavimento sono sospete quattro o cinque tele, una sull’altra, a distanza , e su ognuna di esse dorme un  militare.

    In una cucina i soldati lavano le gavette adoperate per la colazione.

    Una grandissima porta di metallo viene aperta ed uno dei tanti capannoni mostra l’interno pieno di apparecchi. Il gentile ufficiale ne spiega il funzionamento, ma forse solo i due maestri e una terza studentessa ci capiscono qualcosa.

    Finita la visita la famiglia deve lasciare l’idroscalo, perché non è consentito sostarvi. […]”Brano tratto da un manoscritto inedito del 1954, che ho avuto l’onore di avere tra le mani e che merita di essere pubblicato, essendo  un interessante e utile documento storico. Questa sorta di diario, infatti, pur avendo come punto di riferimento il vissuto di una cittadina di Cagnano Varano,  narra e descrive elementi della cultura