Leonarda's profileDina CrisettiPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
Dina CrisettiRicercatrice di "storie" e tradizioni garganiche e docente di socio-psico-pedagogia al liceo di Cagnano Varano (FG) |
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Benvenuto nel mio Spaces!
Emanuele Sanzonewrote:
FINO AL 30 GIUGNO APERTE LE ISCRIZIONI AL CAGNANO LIVING FESTIVAL- CONCORSO MUSICALE
per info: http://www.cagnanolivingfestival.com
June 16
✿يэหล¥✿wrote:
May 13
Leonarda Crisettiwrote:
è proprio così: siamo effimeri. auguri anche a te
Apr. 9
YakkyMaxwrote:
Cari Amici e Amiche… Solo una settimana fa non avremmo mai pensato a quale grande tragedia molti di noi stavamo andando incontro. E allora penso che viene sempre il momento di chiudere un libro per cominciarne un altro, perché gli eventi procedono seguendo le leggi della natura che determina i ritmi antichi del mutamento. La vera sicurezza è al fianco di chi passeggia con loro senza mai rimanere aggrappati. Buona Vita Amici e Amiche... Auguri di Buona Pasqua a chi soffre… Auguri di Buona Pasqua ai Volontari, ai Soccorritori… Auguri di Buona Pasqua a Tutti… YakkyMax (il collezionista di attimi)
Apr. 9
Antowrote:
in realtà qul racconto non l'hoideato io, ma lo sento molto forte, per questo l'ho messo nellospace, oggi mi sento un pò come quella mammina, che piange vedendo la sofferenza altrui, in quanto anche io spesso sono stata girasole, a scuola, nella società, come un pò tutti, e solo chi ha provato la solutidine e un la diversità di sensibilità, sa cosa vuol dire il dolore che sente una persona ... ciao!!!
Nov. 7
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October 23 “La luce dell’ombra”, Leonarda CrisettiSabato 10 Ottobre , a Foggia, presso il cinema Falso Movimento abbiamo assistito alla prima del film “La luce dell’ombra”, opera di Carlo Fenizi. In questo suo primo lungometraggio, il giovane regista foggiano regista narra le intricate e mai sviscerate vicende di una famiglia borghese, che vengono fuori finalmente alla morte dell’“Uomo” di casa, quando gli interessi particolari evidentemente di natura economica indeboliscono le difese e inducono gli umani a gettare via la maschera. La vicenda si snoda in un crescendo vorticoso, al ritmo della musica etnica del nostro Gargano e della taranta. Certo , come un po’ tutte le opere prime , il film mostra qualche ambizione di troppo e qualche incertezza stilistica, laddove è girato con un registro espressivo grottesco che non sempre riesce a coniugare senza stridori il farsesco e il drammatico del plot, o qualche forzatura contenutistica, che vuole ad esempio un lungo pranzo nella stanza accanto al defunto, costume a noi estraneo. In compenso il film è girato col cuore e i vari segni del cinema di Fellini e di Almodovar, che vi abbiamo scorto, non sembrano superficiali citazioni o vuote imitazioni, ma materiale vissuto, fatto proprio emotivamente e tecnicamente dal regista. La musica dei Terranima fa da colonna sonora e da sottofondo al clima torrido dei peccati e dei tradimenti della famiglia borghese in disfacimento consumati nella bella villa di un Gargano surreale. In realtà, la location del film per ragioni produttive è stata la Spagna , che rappresenta degnamente il nostro Gargano. Da apprezzare infine le performance degli attori, tra cui un posto di rilievo ha occupato la nostra concittadina Maria Rosaria Vera, presente sin dall’inizio con la scena fin troppo veristica del “pianto”, calcata dall’espressività della mimica e del corpo, dalla gestualità, oltre che del linguaggio verbale. L’attrice vichese, la cui bravura e versatilità nei vari generi teatrali, in vernacolo come in lingua, già da molto tempo è ben nota a tutti i nostri lettori, in questa sua terza esperienza cinematografica da’ vita ad un’interpretazione veramente memorabile, che impreziosisce tutto il film .
October 21 CONTRIBUTO PER SCHIAMAZZI 11/10/2009, Intervento di LEONARDA CRISETTI
Cenni storici del convento Nel 1724[1], quando si gettano le basi del convento dei padri Riformati francescani, l’abitato di Cagnano, è già fuori le mura da oltre un secolo e mezzo; si è sviluppato lungo Via Coppa e Via Mercato (oggi Corso Giannone), laddove a inizio Novecento si faceva la fiera del bestiame, lungo Via Media e Largo dei barbieri (oggi Corso Roma), e lungo il Casale (oggi corso Umberto). Vi sono, inoltre, le chiese di Santa Maria della Pietà, del Purgatorio e di San Giovanni, entro le mura, e altre 10 chiese fuori le mura, tra cui San Cataldo e Santa Maria degli Angeli alias Santa Maria delle Grazie, con l’altare dello stesso titolo (Appendix Synodi sipontinae, 1678) . Ed è qui che secondo me vanno rinvenute le primitive tracce del convento e della chiesa di Santa Maria delle Grazie, annessa al convento nel 1753, se non addirittura prima ancora, nel XIII secolo, dato che un documento del 1734 dice che fu voluta da Padre Santo Francesco e che poi andò in rovina. Nel Settecento, Cagnano si lascia alle spalle un periodo di catastrofi, segnate da una serie di terremoti (ben 4 nel Seicento), e di miseria, come attestano i censimenti, che tra 1669 e 1779 vedono finalmente triplicare la popolazione.Terra povera praticamente svenduta a GIulia d’Aiello che l’acquista nel 1628 al prezzo di 10.000 ducati, contro i 38.000 serviti circa cento anni prima ad Antonio Loffredo , per l’acquisto del feudo Cagnano-Carpino. Dunque, quando nel 1724 il convento nasce, ci sono già intorno già delle case e degli orti, ed è cinto da muro che racchiude due versure di superficie (25.000 mq circa). L’orto del convento dei Padri riformati francescani confina con via delle Grazie, Giro esterno e Palazzo Pepe. Ne l 1734 il convento non è ultimato, ma già vi dimorano 6-7 religiosi e promette di essere “uno dei più buoni e belli conventi della provincia. “È pur anco disegnato il giardino, assai comodo, e di buon sito, ma non è ancora ammurato, essendo il tutto imperfetto, ma vedrassi di perfettissima semetria” (padre F. Arcangelo di Montesarchio). Nel 1753 al convento è annessa l’attuale Chiesa di Santa Maria delle Grazie, innalzata su un rudere preesistente. Nel 1809, quando G. Murat, chiede ai rappresentanti delle comunità l’inventario dei beni degli ordini monastici e conventuali, in vista delle loro soppressione, il complesso risulta formato: da un orto ammurato e arborato con circa due versure, una mula d’imbasto che non si riesce a trovare, qualche arredo sacro in argento, le statue di San Pasquale e di Sant’Antonio (Inventario sindaco A. Sebastiani, luogotenente C. M. Giornetta, arciprete M. Troia e testimoni) In base all’inventario di Di Giuva del 1811, invece, i Beni mobili e immobili del convento risultano così costituiti: 35 volumi della biblioteca dei frati; 20 stanze di lamia finta; 4 corridoi (di cui tre corrispondenti) e un quarto che forma una loggia coperta; Piano terreno con cucina, locale del fuoco comune, refettorio, piccola chiesa con 2 altari, una chiesa più grande con 7 altari (di cui uno con statua in pietra di s. Giuseppe), un chiostro al centro con cisterna, un muro che include l’orto con 27 alberi di fichi e 7 alberi di “amendole”. Nello stesso anno l’intendente Charron ordina la soppressione del convento, nonostante gli amministratori si oppongano, sostenendo la tesi che fu finanziato dal signore del luogo e dal popolo, ritenendolo utile, perché istruisce, evangelizza, assiste i moribondi, potrebbe, inoltre, ospitare una scuola per fanciulli. Si ritiene di dover conservare la piccola chiesa annessa al convento e di praticare il culto, perché “a San Pasquale e a Sant’Antonio il popolo ha grandissima devozione”. Dopo la breve parentesi del 1815, allorché, a seguito della Restaurazione il convento fu riaperto, nel 1866 è chiuso definitivamente. Nel frattempo gli amministratori del paese continuano a perorare la causa dell’apertura. Il sindaco Gennaro De Monte, nel 1860, scrive che questa casa religiosa debba essere aperta, considerata la sua utilità per la comunità che avrebbe potuto incivilirsi e “mettersi a pari con altri comuni del regno”. Sostiene che il convento appartenga al municipio, non allo stato, perché si mantiene sui contributi della comunità, che spetta perciò all’ente locale assumere decisioni. Aggiunge che i frati non vanno scacciati perché così facendo si genererebbe un malcontento nella popolazione. Ritorna sull’argomento nel 1863, sempre dopo l’unità, adducendo la motivazione che i frati con la loro opera concorrono all’educazione morale, civile e religiosa della popolazione. “Con la predicazione possono più degli altri ammaestrare la classe ignorante piena di pregiudizi, istruirla ai principi della fede cristiana e incamminandola verso il progresso e la civiltà. Nel 1867, in ogni caso, è la soppressione. Il centro economico del paese è ormai fuori dalla Terra vecchia, nel Casale. Il consiglio Giornetti delibera di acquisire l’ex convento e utilizzarlo come sede della vita civile e amministrativa, di adibire i locali per gli uffici di guardia nazionale, prefettura mandamentale, carcere, scuola; di salvare la chiesa “attesa la ristrettezza dell’unica chiesa parrocchiale al numero della popolazione”. Nel fare richiesta al prefetto e la procuratore del re, fa presente che i R.D. del 1813 e del 1816 concedono il monastero agli usi pubblici del comune, che i cittadini fanno ritornare i monaci ma i diritti dominicali del comune con cessano, che l’ente non ha smesso di investire per il mantenimento dello stabile. In attesa della sovrana concessione, che si facciano, dunque, accomodare la parte dell’ex convento destinato a uffizio municipale e i bassi (posti ad oriente), occupati “per servizio di magazzino del grano e guardia nazionale”, di occupare temporaneamente i locali del piano superiore. Si spianano, quindi, via delle Grazie e il Limitone intorno la monastero. Si decide l’inizio dei lavori di sistemazione del tetto, locali, dei lapidari delle porte, dei mobili di segreteria. Delibera di affittare la cisterna e gli orti, di acquistare la libreria dei frati (200 lire), di costruire la “calcaia” per fare la provvista di calce, di ridurre i vani del convento a pretura per avvicinare questo ufficio alla segreteria, sin dal 1865 sita nel convento, di far riparare gradinata, corridoi, condotti d’acqua, tettoia, di fare riempire le sepolture dell’ex convento per motivi igienici, di far livellare la strada dal palazzo de Monte al convento dei Padri Riformati francescani, essendo piena di rocce e sassi sporgenti. E siccome qualcuno vuole appropriarsi dello spazio pubblico antistante il convento, lo stesso consiglio delibera di non far costruire fabbricati in largo Municipio: “non v’ha punto più bello del nostro paese di quello che noi chiamiamo con la nuova denominazione Largo Municipio, quel largo che, appunto, non so come e perché, si voglia riempire di fabbricati” A. Giornetti, 1873). Nel 1879, il consiglio Brancaccio pensa di far sistemare 4 stanze “per ospitare qualcuno ad interesse dell’amministrazione dato che il paese difetto di locanda. Nel 1876 un frate è ancora in convento, a insegnare a leggere e a scrivere ai fanciulli, insieme all’asistente. Nicola De Monte informa che nel convento hanno dimorato padri ragguardevoli per dottrina e virtù, tra cui i cagnanesi P. Vincenzo Maccherone, Giuseppe di Miscia, Federico Jacovelli, Padre Luigi (“il molto reverendo dott. in sacra teologia, morto compianto da tutti nel 1848”). Nei decenni successivi nel nostro municipio, ex convento dei Padri riformati francescani, vengono eseguiti altri interventi di mantenimento e adattamento. Si pensa di mettere a dimora due file di alberi tra Largo chiesa di San Cataldo e municipio, giacché in tale zona “sotto la canicola dei mesi di giugno, luglio e agosto, è un vero deserto d’Africa”(L. Pepe, 1902). Nei locali dell’ex convento, la funzione amministrativa è esercitata pressoché ininterrottamente fino al 1995, allorché è evacuato sia perché pericolante, sia perché è pronta la nuova sede del municipio. Dal 1995 è chiuso in attesa di restauro. “Ci si augura che venga riattivato presto - scrivevo nel 1999 - per poter mostrare a tutti la sua storia e la sua bellezza”. Tanti gli usi possibili: sala studio, sala conferenza, sala mostre, museo civico, biblioteca, luogo d’intrattenimento culturale dei giovani, … . I progetti abortiti Dagli anni ottanta del secolo scorso sono stati elaborati 2 progetti di restauro e recupero: il primo 1988 (arch. Muciaccia e Fatigato), della Regione Puglia, non ha avuto seguito forse perché agli amministratori non interessava più restare nei locali dell’ex convento, dato che era pronto il nuovo palazzo di città. In ogni caso i 200 milioni di lire (primo stralcio) sono andati persi. Il secondo progetto (n. 192) curato dalla Comunità Montana del Gargano, parla di “Lavori per il recupero funzionale dell'ex Convento di San Francesco nel Comune di Cagnano Varano: di riparazione danni e rifunzionalizzazione stativa, di miglioramento ed adeguamento sismico. Il progetto preliminare approvato e pubblicato il 23-07-2007, porta la firma dell’arch. S. Gatti, studio di Foligno (Pg). Richiama lo studio di fattibilità del 2004 con l’impegno di spesa di € 1.309.955.43 e l’approvazione del 2006, con un impegno di spesa di € 500.000.00 circa. In data 1 /10/2008, il comune di Cagnano concede il permesso di costruire nei locali dell’ex convento alla comunità montana del Gargano per il cosiddetto “reupero funzionale”. Intanto è passato un altro anno e tutto tace. Questo dice la storia, e noi siamo qui a perorare a causa del restauro e apertura dei locali dell’ex convento, ricordando, con G. De Monte, che la popolazione “non può guardare con occhio asciutto la dissoluzione delle opere di pietà dei loro antenati e che invece amano di vederle conservate.”
October 10 L'ex convento dei Padri Riformati Francescani di Cagnano e i tesori dimenticatiSCHIAMAZZI
ASSOCIAZIONE CULTURALE
è LIETA DI INVITARVI ALL'INCONTRO-DIBATTITO
l'ex convento e i tesori garganici dimenticati
DOMENICA 11 OTTOBRE 2009 ORE 20.00
SAGRATO CHIESA SANTA MARIA DELLE GRAZIE (O AULA EX ANAGRAFE ADIACENTE)
interverranno
LEONARDA CRISETTI
insegnante e scrittrice
PIERO GIANNINI
presidente Associazione "PUNTO DI STELLE"
GIUSEPPE LAGANELLA
Legambiente Ischitella
A SEGUIRE DIBATTITO TRA I RAPPRESENTANTI DELLE FORZE POLITICHE E SINDACALI E DELLE ASSOCIAZIONI CAGNANESI
September 28 In Michael Osiride, Mithra, Asclepio
Il 29 settembre si celebra la festa di San Michele. L’altra giornata dedicata all’Arcangelo è l’8 maggio, come vuole la tradizione garganica. La ricorrenza mi offre lo spunto per riflettere con voi sulla figura di Michele, l’arcangelo venuto dall’Oriente per convertire al cristianesimo chi era ancora abbarbicato ai culti pagani, il santo che muove tutt’oggi milioni di fedeli all’anno verso i santuari a lui intestati, presenti nel Mezzogiorno d’Italia come nel Nord e nel Paesi d’Oltralpe. La finalità, che animava i pellegrini di ieri, spingendoli a lasciare la sicurezza della propria casa e ad affrontare le insidie del viaggio, è la stessa che muove i figli della civiltà tecnologica e conoscitiva: la ricerca del sacro. L’arcangelo, figura interessante e molto significativa per le genti di Capitanata e del Gargano, svolgeva molteplici funzioni, assicurando la salute psicofisica individuale e collettiva. Secondo l’opinione popolare, Egli aveva sotto controllo la luce, il sole, i terremoti, faceva profezie, allontanava dall’uomo e dal suo gregge ogni infermità, assicurava la fertilità, pesava e conduceva le anime nell’Aldilà. Michele era, perciò, venerato, invocato e bestemmiato: quando la terra tremava, quando si spegneva la luce, quando non pioveva, quando c’era la peste, quando si era ammalati, quando si era in punto di morte. Le funzioni dell’arcangelo erano le stesse prima svolte da altri esseri soprannaturali. Lo confermano i dati del convegno su “La Grotta di San Michele di Cagnano Varano tra Arte e Storia” del 6-8 maggio corrente anno organizzato dalla Proloco, che ha alimentato dubbi e demolito qualche certezza. La grotta presenta tracce di culti giunti in gran parte dall’Oriente, quando al posto dell’attuale laguna di Varano era un seno di mare. La zona era, infatti, al centro di un continuo traffico culturale. Situata nel Gargano nord e protesa nell’Adriatico, a 30 km. dalle Isole diomedee, già prima dell’Impero romano, la grotta di San Michele di Cagnano Varano dovette essere facilmente raggiungibile approdando via mare. Il sito era inoltre accogliente per la presenza di sorgenti. L’ascesa alla grotta non dovette essere lunga, né faticosa, percorrendo la valle che in epoca medievale ha assunto il nome dell’angelo: Va Sand’Agna. La caverna è stata interessata dal fenomeno dei flussi migratori, di gente che giungeva sulle nostre coste per motivi commerciali, in tempo di pace, per trovare un rifugio, in tempo di guerra. I popoli che migravano, stanziandosi nei nostri agri, sin da allora dovettero fare i conti con le popolazioni del posto e queste ultime a contatto con i sopravvenienti hanno dovuto mettere alla prova le proprie tradizioni, in qualche modo innovandole. Che la zona sia stata interessata al traffico culturale, quindi, cultuale, lo dimostrano i reperti disseminati intorno al luogo sacro, nella distanza compresa tra alcune centinaia di metri e trenta chilometri. Reperti rinvenuti negli insediamenti di Coppa Castèdde - la Casteddara (Bronzo), Vadoiannina (Bronzo), Masseria Iacovelli (Bronzo), Bagni di Varano (con presenze del Ferro e Paleocristiane), Cava la rèna (Ferro), Pineto e Avicenna del piano Cagnano-Carpino (con elementi di cultura greca, romana, longobarda), Monte Civita e Niuzi di Ischitella (Ferro e Paleocristiana), Crocifisso di Varano (epoca romana e seguente); Jazzo Trombetta (Paleocristiana), San Nicola Imbuti (sicuramente medievale), Devia (romano e medievale), … . La grotta ai piedi del Varano avrebbe , perciò, dato stanza all’oplomanzia, al culto delle acque, alla divinazione. Il culto micaelico, di conseguenza, avrebbe assorbito quelli di Iside/Osiride, di Mithra, di Asclepio e di Calcante. In Michael sarebbe, dunque, la sincresi di culti precristiani. Nella nostra grotta, ex mitreo, echeggerebbe la dottrina di Zoroastro (Zarathustra) che assegna a Mithra il compito di uccidere il toro, figura leggendaria che attraversa i rituali e i miti di molti popoli, prestandosi all’opomanzia. Toro tuttora presente nella grotta di San Michele di Cagnano nella congregazione calcarea subito dopo la sacrestia. Toro protagonista della leggenda dell’ “Apparitio” di San Michele a Monte Sant’angelo e dell’ “Apparizione” registrata a Cagnano. Toro scolpito sull’arco di San Michele, una delle antiche porte del centro storico del paese. Che la grotta abbia dato stanza al culto di Mithra- ufficializzato nella Roma imperiale nel terzo secolo- troverebbe conferma nella pianta dell’altare maggiore oggi intestata a San Michele, nella pila con acqua, nella campanella posta sull’arco, il cui suono richiamava i fedeli a ricomporsi, prima di entrare nel luogo sacro. L’Arcangelo presenta, in ogni caso, molte affinità con le divinità con lo zoroastrismo. Egli, ad esempio, come Ormazd (il Signore Saggio dei persiani), giudica le anime dopo la morte e, come gli Ameshaspenta, esseri anch’essi spirituali, lotta contro il male. Male che assume le sembianze di Angramanius, l’arimanne che si oppone a Dio (Ahura Mazda), ricorrendo alla bugia per contrastare il bene. Non è dunque un caso che il nostro San Michele, dopo aver duellato con il “diavolo” lo abbia infine vinto, schiacciandolo sotto i piedi, come vuole l’iconografia ufficiale, che mostra l’arcangelo dal volto delicato imbracciare arma e scudo, con il piede destro sul ventre di Satana e il sinistro sul petto dell’angelo ribelle. Un satanasso dalle orecchie appuntite, la fronte corrugata e la testa taurina. A Mithra, noto anche “sol invictus”, come a Michael, è stata riconosciuta la funzione di psicopompo, giudicando le anime “a peso”. Compito attribuito dagli egiziani a Osiride, Anubis e Serapide, dai norvegesi a Odino. L’iconografia presenta perciò anche la versione dell’arcangelo con la bilancia. Ai sassanidi di Persia è riconducibile anche il culto dell“ala di San Michele” che i devoti vedono nella congregazione calcarea dietro l’altare dell’Annunciazione e che qualche altro studioso rinviene sulla “pozza” d’acqua dietro l’altare maggiore. In grotta si praticava il rito dell’“incubatio”, che voleva venissero rilasciati responsi ai pellegrini, dopo aver ucciso un ariete ed essersi ricoperti con il suo vello. Si esercitava il rituale della guarigione utilizzando l’acqua, interpellando Asclepio, dio della medicina. E se per alcuni Asclepio (Esculapio) aveva il suo primo centro a Epidauro (Grecia), per altri, era nativo di Tricca, cittadina garganica distrutta da Diomede e avrebbe operato nella grotta di San Michele di Cagnano prima che in Grecia. A sostegno di questa ipotesi sarebbero – tra l’altro- i due altari presenti nella grotta sul Varano: il primo a sinistra di chi entra, che riporta in facciata un volto posto sopra un tozzo serpente, animale sacro al dio della medicina, nel quale si riteneva egli s’incarnasse, e il primo a destra, poi riconvertito nell’altare di San Raffaele, anch’egli con verga come Esculapio. San Michele è, inoltre, bello e luminoso come Apollo, interpellato nell’oracolo di Delfi, il dio dei greci e dei romani, patrono della profezia, della divinazione e della medicina. L’affinità Michele-Apollo emerge nell’iconografia e nelle leggende che li riguardano, e, se Apollo avrebbe ucciso in grotta un grande pitone o un drago che proteggeva il precedente santuario della Dea Madre, Michele nella nostra grotta avrebbe trafitto il diavolo tentatore, il toro (simbolo del paganesimo). Michele ha gli attributi di Zeus tonante, del dio del cielo dei Lettoni, del dio Varuna dei Persiani, del dio della tempesta degli Ungari. Presenta analogie con Ermes (Mercurio), il dio messaggero protettore dei viaggiatori e dei mercanti. Questo essere solare, che gli uomini continuano a vedere soprattutto quando sono prossimi alla morte, alla stregua di Zeus /Giove e di Hadad, il dio assiro-babilonese della tempesta, controlla le acque, il fulmine, la pioggia; come Poseidone, è responsabile delle tempeste e dei terremoti. Ecco perché i nonni lo implorano quando la terra trema. Come Pan, protegge i pastori e la fertilità. L’acqua, il serpente, il toro, la roccia, elementi ricorrenti nei rituali e negli antichi culti confluiti in epoca cristiana in quello micaelico, sono tutti presenti nelle leggende dei cagnanesi e dei garganici e soprattutto nella grotta di San Michele di Cagnano. Nella nostra grotta è, dunque, un sincretismo religioso, risultanza di credenze e pratiche preesistenti al culto micaelico, con le quali il cristianesimo ha dovuto fare i conti, in parte inglobandole, in parte amalgamandosi ad esse, esaugurando, comunque, il luogo del culto. Perché se le divinità cambiano, il desiderio di sacro è eterno. Per questo motivo siamo propensi a credere che la grotta di Cagnano, sebbene non abbia alle spalle un’organizzazione, politici, papi, vescovi o agenzie turistiche, continuerà ad accogliere fedeli, a stupire e ad assicurare la salute psicofisica dei viaggiatori, che vi giungono perché spinti dalla fede, da motivi antropologici, storici o naturalistici, o più semplicemente dalla curiosità. Alcuni devoti sono davvero entusiasti:
“Bella, Bellissima! Però ci vogliono i segnali per poterci arrivare.” “Sono venuto alla grotta di Cagnano - non ricordo di preciso l’anno - colpito da quel respiro che Monte Sant’Angelo ha fatto perdere, il respiro di sana nudità. Bagnarmi in grotta alla presenza dell’Arcangelo, una sensazione stupenda che difficilmente si riesce a provare! Da allora ci ritorno, porto diverse persone a visitarla, nonostante i fari che disturbano la meditazione.”
Si ha, dunque, motivo di alimentare grandi aspettative sulla grotta di Cagnano, una realtà dall’alto valore culturale, sinora poco apprezzato e forse volutamente negato, su cui bisogna fare luce. Ci si augura , perciò, che gli enti invitati al convegno passino dalla parola ai fatti, impegnandosi a pubblicare gli Atti e a investire nella ricerca, affinché il passato della nostra grotta venga fuori.
LA TRADIZIONE ORALE L’ “Apparitio” di Monte Sant’Angelo narra: “Un ricco signore di Siponto faceva pascolare i suoi numerosi armenti sulla montagna del Gargano. Essendosi un giorno smarrito uno dei suoi tori e non essendo riusciti a trovarlo i suoi mandriani, si mosse personalmente il padrone per la faticosa ricerca. Alla fine gli riuscì di rintracciarlo sulla vetta della montagna, inginocchiato sull’apertura di una spelonca. Eccitato dallo sdegno, scoccò una freccia contro il toro; ma questa rigirata su se stessa, anziché colpire il toro, ferì ad un piede il signore medesimo. In conseguenza dello straordinario avvenimento, il vescovo con la sua cittadinanza indisse un digiuno di tre giorni di pubbliche preghiere per ricevere lumi soprannaturali sullo strano avvenimento. Allo scadere del terzo giorno l’Angelo apparve al vescovo. Annunziandogli che egli aveva scelto al grotta per il suo culto particolare”.
A Cagnano, invece, si tramanda che “Un giorno un pastore condusse le sue vacche a pascolare. Un bue scappò via veloce e s’infilò nella grotta attraverso un buco, senza potere più uscire. Il padrone fece molti sforzi per cercare di liberarlo, ma inutilmente. Improvvisamente vide prima una gran luce e poi apparire l’Arcangelo San Michele. Il pastore corse subito in paese per annunciare cosa era accaduto. Tutti i cagnanesi andarono in grotta per potere vedere l’Arcangelo. Allargarono il buco, cercarono di qua e di là: San Michele non c’era più. Trovarono, invece, le impronte del suo cavallo. Seguendo le orme del quadrupede fecero una sosta alla fontana di San Michele, dove l’Arcangelo si dissetò, quindi giunsero a do nLluise e infine – dirigendosi verso Monte Sant’Angelo – a la “puscina” di San Michele, dove l’Angelo trasformò una pozzanghera in uno specchio d’acqua. Arrivò infine a Monte Sant’Angelo, dove decise di rimanere.”
A SAN MARCO E A CAGNANO … I pellegrini del Gargano – come scrive De Vita - nei loro racconti citano soprattutto tre grotte: quella di Montenero a nord di San Matteo (territorio di San Marco in Lamis), la grotta di San Michele di Cagnano Varano e quella di Monte Sant’Angelo. La leggenda vuole che San Michele abbia lottato con Satana. Il duello tra l’arcangelo e il diavolo - secondo alcuni - “è iniziato a Montenero, dove c’è una grotta che sfonda tutte le montagne ed esce a Montesant’Angelo”. Altri raccontano che “San Michele la prima volta ha messo piede a San Marco e siccome ci stava già San Marco, ha deciso di andare via e si è trasferito a Montenero. Da qui è sceso dentro e si è trovato a Cagnano, dove è stato poco. Non gli è piaciuto il posto e se n’è andato, sotto per sotto, a Monte”. Narrando la leggenda del toro, una signora ha tenuto a precisare che “San Michele non è mai stato a San Marco. Stava prima a Cagnano e poi sotto per sotto se n’è andato a Monte. Ma a Cagnano ha lasciato le ali”. Dalla tradizione orale, è possibile dunque inferire che la prima apparizione abbia avuto luogo nella nostra grotta e che probabilmente le origini del culto micaelico andrebbero qui individuate.
September 24 La luce dell'ombra, film di Carlo Fenizi
Il 9 ottobre è la data di uscita del film di Carlo Fenizi, La luce dell’ombra, in proiezione fino al 15 ottobre al cinema Falso movimento di Foggia che per l’occasione ha organizzato una ricca programmazione di eventi per il pubblico con il regista e gli attori del film. La trama del lungometraggio, scritto e diretto dal giovane regista di origini foggiane e girato in Spagna, a Valencia, è un surreale intrigo famigliare presentato in un’usuale tecnica teatrale che ripercorre, attraverso la storia e la colonna sonora realizzata dai Terranima ( gruppo di musica popolare garganica), la controversa essenza mediterranea del nostro sud. L’appuntamento è per i prossimi giorni in cui verranno rese pubbliche il calendario degli eventi per la presentazione del film e le notizie più dettagliate su regista, attori, trama e quanto altro circa La luce dell’ombra. |
etnografia e storia
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